venerdì 28 giugno 2013

Operazione Skhodka



In Italia il fenomeno delinquenziale georgiano si caratterizza per la commissione di reati contro la proprietà perpetrati in aree ad elevato tenore di vita del territorio nazionale.
Tuttavia, nel recente passato si è registra un’evoluzione delinquenziale verso forme maggiormente strutturate sfociata in  un contrasto violento tra clans georgiani per il predominio e controllo delle attività illegali commesse dai connazionali sul territorio nazionale. 
In questo quadro generale vanno analizzati e compresi i risultati dell’indagine denominata SKHODKA conclusa dalle forze di polizia italiane che, il 18 giugno scorso, ha consentito l’arresto di 29 indagati di origine georgiana, in diverse città italiane, nonché in Ungheria, Portogallo, Lituania, Repubblica CECA e Federazione Russa, tutti appartenenti ai clans  KUTAISI e TBLISI-RUSTAVI e responsabili, tra l’altro, di furti in appartamenti, estorsioni, riciclaggio, corruzione, uso di documenti falsi, operante in tutta in Europa e sul territorio nazionale, con l’aggravante della transnazionalità.
L’indagine è stata avvita a seguito dell’omicidio di TCHURADZE Revaz e, oltre consentire l’individuazione dell’esecutore in KAKALASHVILI Kvicha, coadiuvato nell’azione da JINORIA Zurab, detto Poti da COKOEV Zurab detto Tantora, GUDADZE Vakho e KATIBASHVILI Maka, ha messo in luce la contrapposizione violenta, sullo sfondo del territorio italiano,  tra i clans KUTAISI, a cui apparteneva la vittima, ed il rivale TBLISI-RUSTAVI .
Si è così accertato che la guerra di mafia in corso in Russia, e che coinvolge il ghota della comunità criminale russo–georgiana con la contrapposizione armata delle due fazioni facenti capo a Tariel ONIANI, leader del clan KUTAISKAYA, e Aslan USOYAN, leader del Clan TBILISI, ha risvolti oltre che in altri paesi europei anche in Italia. 
In questo contesto generale trovano una logica collocazione gli episodi di violenza in Italia in danno di alcuni componenti di entrambe le consorterie inquadrabili quali rappresaglie per il predominio sugli affari economici illeciti e per il monopolio nella gestione della obshak, la cassa comune, che raccoglie i proventi delle attività illecite in Italia.
Va segnalato che il giudice che ha concesso gli ordini di arresto ha ritenuto, a differenza di quanto sostenuto dalla pubblica accusa, trattarsi di un’associazione criminale semplice e non di tipo mafioso, caratterizzata dal connotato di transnazionalità; in sostanza il giudice sostiene si tratti di criminalità organizzata che agisce commettendo reati in diversi paesi europei ma che non è dotata del requisito della forza d’intimidazione promanante dal vincolo associativo indispensabile per la connotazione mafiosa secondo il codice penale italiano.