martedì 8 novembre 2011

Poche, chiare e semplici parole sulle difficoltà italiane.


Oggi mi sembra di poter dire che la situazione del nostro Paese è abbastanza chiara ed agevolmente riassumibile in pochi, e logicamente evidenti concetti: poche, chiare e semplici parole sulle difficoltà italiane.
Per prima cosa la crisi  -emersa nel 2008 in America e propagatasi alle economie collegate- rappresenta l'acme di un ciclo economico influenzato dall'apertura dei mercati globali e malamente gestito dagli attori politici che non hanno esercitato il controllo democratico di un settore chiave per il vivere comune. Questa colpa è tanto più grave in considerazione dei progressi che nell'ultimo ventennio hanno dimostrato i nuovi agguerriti attori asiatici e sud americani. La politica ha ceduto il passo ed il ruolo di governance all'economia sottomettendosi ad essa e rinunciando quindi al ruolo che è proprio di gestione della cosa pubblica. Il risultato è che oggi, per quanto ci riguarda direttamente, avvertiamo -non a torto- un senso di ingerenza da parte di terze entità: istituzioni europee, Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e addirittura altri Paesi quali Francia e Germania.
Siamo arrivati a questo punto perchè la politica ha sistematicamente fatto ricorso all'indebitamento pubblico per ingraziarsi l'elettorato (smettiamola per favore con il refrain sul responsabile in quanto è stato un modo di fare politica assolutamente condiviso nei decenni).
Oggi siamo quindi al paradosso e nella condizione che i governi, soprattutto quelli dei Paesi comunitari piu esposti economicamente, dovranno dare risposte prima che al proprio elettorato ai mercati finanziari pronti all'assalto delle rispettive economie laddove intravedano possibilità di guadagno, anche a brevissimo termine, con buona pace del controllo democratico dell'elettorato. Se poi a qualcuno interessa un po di revisionismo storico basta tornare al momento in cui le segreterie dei partiti hanno deciso -motu proprio- di cambiare le regole e assumersi l'onere della scelta dei candidati alle elezioni politiche in una generale indifferenza -nessuna voce fuori dal coro-.
La nostra colpa è stata semplicemente quella di non aver voluto leggere gli accadimenti storici concomitanti con la frantumazione degli equilibri bipolari (che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra del secolo scorso) con la nascita di una competizione economica globale svincolata dall'appartenza o influenza delle egemoniche superpotenze; sarebbe bastato veramente poco...
Bene adesso cosa ci aspetta?
Sicuramente un lungo periodo di purgatorio gestito dall'esterno ma non indipendente dalle nostre scelte. Ancora una volta la storia offre un'opportunità che bisogna semplicemente cogliere sintetizzando le forze migliori della società proiettandole in un vortice virtuoso di nuove politiche sociali e quindi economiche.
Il paradosso -che mette in luce un aspetto tragicomico- è che sarà proprio l'interesse dei mercati finanziari internazionali verso il nostro Paese a far si che chiunque prenderà in mano le redini del Paese dovrà fare scelte finalmente tanto più impopolari quanto più efficaci. A chi questo compito?