mercoledì 16 novembre 2011

L'ipocrisia della crisi.

In effetti, io non ce la faccio proprio più a sentir parlare della crisi quale entità da invocare a giustificazione dei mali italiani. La crisi esiste ma non è la causa dei nostri mali nazionali é, questo si, l'elemento scatenante una serie di reazioni a catena che ci mette -tra gli altri- al centro di dinamiche economiche speculative (o più realmente) d'investimento. La crisi è occidentale e non globale; ancora
non vogliamo riconoscere che la sua causa è il diverso passo che abbiamo rispetto all'economia globale che oramai parla altre lingue e si misura su altre divise. Se la campagna elettorale americana prevede domande sulla situazione economica italiana allora vuol dire che qualcosa veramente non funziona più.
Perchè un candidato repubblicano alle presidenziali è chiamato a definire il proprio pensiero sulla crisi italiana? La questione è ovviamente occidentale. La crisi non si può chiamare in causa se non per scaricare le proprie responsabilità ed incapacità gestionali. Arriviamo così al governo tecnico, ovvero scevro da responsabilità verso un elettorato di riferimento. Allora vogliamo a questo punto e senza ipocrisia dire senza una politica economica europea non possiamo fronteggiare la competizione con il resto delle economie mondiali e che per fare questo dobbiamo essere europei fino in fondo? Se si allora riprendiamoci il posto che in Europa ci spetta senza dubbio alcuno; se no beh allora diciamolo e vediamo se Davide riesce a reggere i colpi di  Golia.