mercoledì 19 ottobre 2011

Un Nuovo Umanesimo


Lo Stato Imperialista delle Multinazionali; il S.I.M. a molti questa sigla non farà riaffiorare alcun ricordo, ma evoca uno dei concetti fondativi delle Brigate Rosse. Studente romano, immerso nel mondo dell'antagonismo, spesso violento e - troppe volte - tragico, fra destra e sinistra, ho spesso riflettuto su questo acronimo il SIM, e mi sono convinto che in effetti qualcosa di simile certamente esisteva, che grandi potentati economici potessero in qualche misura influenzare le politiche delle potenze mondiali ma che, tutto sommato, oltre ad essere fisiologico ad un sistema economico come quello capitalista occidentale, sarebbe stato sempre subordinato agli interessi generali organizzati e gestiti dalla politica. Ed era senz'altro così. Oggi, semplicemente, questo non è più il rapporto tra i due attori: politica ed economia, avendo, la prima semplicemente assunto il ruolo di servente all'economia ed ai suoi interessi di parte. INSOMMA lo Stato Imperialista delle Multinazionali, evocato dai fondatori delle BR, oltre che esistere ha vinto? Lontano mille miglia da qualsiasi altra considerazione -ovvia- su cio che riguarda quell'esperienza storica, non posso non rilevare che oggi, quella che per diverse ragioni viene spesso surrettiziamente definita - la crisi - in realtà non sia altro che il frutto dell'inversione di ruolo tra politica ed economia. Evidente considerazione non priva di ricadute nefaste, come tutti sperimentiamo nel quotidiano; quello che invece mi suscita nuovi interrogativi su cui riflettere é la grande opportunità che questa fase ci offre: un nuovo umanesimo.
La centralità del singolo nella sua proiezione sociale é la nuova sfida che ci porterà oltre la nebbia di questa palude. Per porsi nelle milgiori condizioni di visuale in questa nuova ottica è importante -ex ante- pervenire ad un nuovo equilibrio basato sul primato dell'interesse comune condiviso, con una riqualificazione dei singoli bisogni, rispetto a quello economico fondato sull'interesse non di alcuni ma senz'altro di pochi.
Per riqualificare i nostri bisogni é indispensabile fermasi e riflettere, riconsiderare, valutare e scegliere; ci vuole del tempo. Ecco, il tempo, forse é proprio dal nostro rapporto con il tempo che dovremmo partire per ridefinire le nostre priorità. Che valore ha il mio tempo? Considerando la nostra caducità esistenziale dovremmo dire inestimabile e quindi dedicargli la massima attenzione e rispetto. Senza accorgermene forse sono già entrato in una riflessione neo-umanista: il mio tempo merita una maggiore considerazione! E allora con questa certezza, ora si, posso iniziare a ripensare i miei reali bisogni. Questo esercizio intimo potrebbe determinare, laddove divenisse collettivo, una vera rivoluzione causata dalla ricollocazione e proiezione di se stessi nelle dinamiche della società con una maggiore consapevolezza delle cose che per noi hanno valore. Laici, credenti e anarchici, tutti, indipendentemente, protagonisti di una rivoluzione civile combattuta nella dimensione del singolo. E qui, nella singolarità, noi italiani non abbiamo pari; la nostra forza non é, e non sarà mai, nel modello, al contrario é nell'eventuale, nell'incidentale, nell'imprevisto e imprevedibile, nel caos. Lo vediamo ogni giorno, i modelli proprio non ci appartengono, non riusciamo a sposarne uno in nessun campo, e allora poniamoci -tutti- nuovamente al centro dell'agone come singoli e diamo sfogo a quelle forze caotiche che sono connaturate al nostro essere. Come? Semplice...