venerdì 22 luglio 2011

Il nuovo paradigma della sicurezza nazionale.

Il nuovo paradigma della sicurezza nazionale.
di Antonio De Bonis
La fine dell’era bipolare ed il relativo confronto in blocchi, ha rappresentato una frattura nelle dinamiche delle relazioni internazionali che ha portato progressivamente e speditamente verso una crescita dell’importanza delle questioni economiche rispetto a quelle politiche e militari. Si è generata, quindi, una dinamica dei flussi, economici, migratori ed informativi, che sinteticamente definiamo globalizzazione. L’effetto di queste nuove dinamiche è la necessità per i governi, soprattutto quelli dei Paesi maggiormente sviluppati, di confrontarsi non più prevalentemente sul terreno bellico quanto piuttosto su quello economico-finanziario. Ne deriva che il peso politico, presente e  futuro, di ciascun governo dipenderà dal potenziale economico-finanziario valutato dai mercati internazionali e dalla capacità di valorizzare e tutelare i propri assets. Alla geopolitica e geostrategia dobbiamo necessariamente affiancare una nuova disciplina la geoeconomia, ovvero la proiezione economica internazionale delle diverse entità e realtà politiche e private. Queste due entità, appare evidente, devono collaborare in sinergia per costruire quello che può essere definito il Sistema Paese proiettato in ambito internazionale. Ora, tanto meglio questo sistema sarà in grado di funzionare virtuosamente, tanto più il Paese potrà interagire a livello internazionale assumendo una posizione solida ed univoca in tutti i diversi tavoli negoziali o contrattuali. Il superamento delle vecchie dinamiche geopolitiche passa attraverso la consapevolezza del ruolo che oggi ha assunto l’informazione intesa come l’insieme di singole parti di conoscenza. Questa conoscenza, può, e spesso deve, essere mantenuta riservata o in molti, e sensibili casi, segreta. Pensiamo alle diverse implicazioni che l’informazione può avere in campo economico in termini di ricerca, studio, protezione dei brevetti e del segreto industriale. Nessuna entità se non lo Stato, può al meglio coordinare le diverse politiche di tutela dei propri interessi economici, ovviamente correlati  con quelli del rispettivo settore privato. E’ in questo contesto che si deve necessariamente sviluppare l’azione sinergica del pubblico e del privato onde poter competere al meglio a livello internazionale. Competere vuol dire non solo produrre ma anche tutelare la propria ricchezza ed i propri assets strategici da attacchi esterni. A questo scopo è chiamata l’intelligence economica che in alcuni Paesi, prima la Francia, ha oramai assunto un valore prioritario.
Dato per scontato che il peso politico internazionale di uno Stato, oggi più che mai, si misura con riferimento alla propria capacità economica,  è altrettanto evidente che il luogo naturale dei confronti e degli scontri  saranno i mercati economici e finanziari. Su questi mercati gli attori pubblici e privati sono già oggi impegnati in una quotidiana e non dichiarata guerra, non già verso un ipotetico nemico, bensì nei confronti di potenziali competitors. Questa situazione oggettiva obbliga ogni singolo Paese a fare più sistema, unito e coeso, per fronteggiare il mercato mondiale e tutti gli attori che in esso agiscono.
A titolo d’esempio ricordiamo che in Francia, all’inizio di quest’anno, è venuto alla luce un affaire internazionale riguardante un caso di spionaggio industriale ai danni della Renault. Alcuni funzionari della casa costruttrice sono ritenuti responsabili di aver fornito informazioni segrete a degli acquirenti ancora sconosciuti. La dirigenza Renault ha preferito rivolgersi, per investigare sulla faccenda, ad una società privata che in effetti sembra abbia finito per complicare l’intera questione ricorrendo a mezzi illeciti per svolgere la propria attività, facendosi, tra l ‘altro, scoprire. Ora, se si può ipotizzare che questa scelta sia stata dettata dall’intenzione di non portare a conoscenza degli apparati statali la falla di sicurezza creatasi in Renault, si deve anche immaginare che un immediato intervento, nell’interesse nazionale, data l’importanza economica dell’attore coinvolto, degli apparati d’intelligence avrebbe portato ad un esito ben differente.
L’insieme di queste considerazioni, seppur esposte in maniera sommaria per debito di spazio e necessità di concisione, inducono e richiedono una presa di coscienza finalizzata all’apertura di una discussione in tema di sicurezza nazionale.
Il nostro Paese ha l’assoluta ed improrogabile necessità di  ritrovarsi unito  nella condivisione dei principi e valori che contribuiscono a cesellare la nostra identità nazionale che ritengo essere il concetto imprescindibile e lo strumento utile per potersi orientare consapevolmente nell’attuale mondo globalizzato.
La storia contemporanea ci pone, in questo nostro momento di innegabile difficoltà, di fronte all’imperativo di iniziare a camminare da soli. Chiusa l’era bipolare e finito il –protettorato americano- per cui l’Italia ha perso l’appeal strategico è ora di crescere ed affrontare il mondo anche noi come accade ad un ragazzo che esce dall’adolescenza per affrontare la maturità.
Il nostro Paese è in grado di incamminarsi su questa strada: si, no e se si, vuole? La sfida è grande ed il momento non dei migliori ma visto che da questa sfida si determina la grandezza di un popolo non possiamo, (non dobbiamo e non vogliamo) fare finta di niente e limitarci a piccole beghe di cortile mentre gli altri ci spingono ai margini della Storia.