lunedì 18 aprile 2011

L’Italia e la pirateria marittima.

(Parte Prima)
L'8 febbraio scorso, in pieno Oceano Indiano la petroliera italiana SAVINA CAYLYN, con a bordo un equipaggio di 5 italiani e 17 indiani è stata catturata dai pirati. Su questa vicenda il governo italiano ha scelto ed imposto il silenzio totale giustificato dallo svolgimento delle ovvie trattative in corso con  i mediatori dei pirati per la soluzione della crisi. La posizione ufficiale del governo italiano è stata ribadita recentemente dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, dichiarando che “…il Ministero degli Affari Esteri italiano, insieme ai componenti del governo sta assicurando la massima collaborazione per la tutela dell'equipaggio…”.
La situazione aggiornata all’inizio dell’anno in corso è di 18 navi sequestrate in tutto il mondo di cui 15 catturate al largo della costa orientale della Somalia, tra il Mar Arabico e il Golfo di Aden. Solo in questa zona, sono stati sequestrati 305 marinai e al 31 marzo i pirati somali tengono prigionieri 596 marinai e 28 navi. Nei primi 90 giorni dell'anno i pirati hanno ucciso sette membri di equipaggi e ferito altri 34.
Il fenomeno della pirateria marittima mondiale ed in particolare quello delle tortughe somale è in forte aumento e si stimano i costi economici complessivi per gli attori commerciali coinvolti fino a 16 miliardi di dollari annui. Un recente rapporto dall'International Marittime Bureau della Camera di Commercio Internazionale, edito nel primo trimestre del 2011, registra 142 attacchi in tutto il mondo, un record storico da attribuire soprattutto ai pirati somali con 95 attacchi ed una crescita percentuale del 35%.
Oltre che in Somalia si segnalano 9 attacchi al largo della Malaysia, 5 al largo della Nigeria e nel porto di Lagos, a 70 miglia dalle coste del Benin due imbarcazioni con a bordo 10 pirati hanno abbordato il mercantile italiano Alessandra Bottiglieri con a bordo 6 connazionali e 16 indiani.
La zona ad alto rischio per gli attacchi, in relazione all’esperienza acquisita, è la zona compresa tra il canale di Suez a Nord, 10° S e 78 ° E.
Queste coordinate geografiche sono riconosciute a livello mondiale quali delimitanti l’area di maggior rischio di attacchi da parte dei pirati.
Nel tentativo di fronteggiare questo fenomeno è stata aumentata significativamente la presenza di forze navali internazionali nel Golfo di Aden individuando e consigliando agli armatori un  corridoio di transito protetto che ha  notevolmente ridotto gli attacchi di pirateria in quel settore.
A livello internazionale il reato di pirateria è cristallizzato in ambito ONU state costrette a lasciare il Golfo di Aden nel Mar Arabico.
L’atto di pirateria è qualificato e previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 agli articoli 100 e seguenti (che riproducono, salvo alcune varianti, gli articoli 14 e seguenti della Convenzione di Ginevra del 1958).
Ai sensi dell'articolo 101 della Convenzione si definisce pirateria: ogni atto di violenza illegittimo di detenzione e ogni depredazione commessi dall'equipaggio o dai passeggeri di una nave o di un aeromobile privati, a scopo personale, e a danno:
a) in alto mare, di un'altra nave, altro aeromobile, o di persone o beni a bordo di questi;
b) in luoghi non sottoposti alla giurisdizione di uno Stato, d'una nave, o di un aeromobile, o di persone o beni; inoltre, la partecipazione volontaria all'impiego di una nave o di un aeromobile, svolta con piena conoscenza dei fatti che conferiscono a detta nave o detto aeromobile l'attributo di pirata; e ancora, l'istigazione a commettere gli atti definiti ai numeri 1 e 2 come anche la facilitazione intenzionale degli stessi.
Allo scopo di fronteggiare con una visione organica e strategica il problema della pirateria marittima è stato costituito un Gruppo di contatto sulla pirateria lungo le coste della Somalia in ottemperanza al dettato della risoluzione 1851/2009 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.