giovedì 10 marzo 2011

La guerra economica

antonio de bonis

La fine dell’era bipolare, ed il relativo confronto in blocchi, ha rappresentato una frattura nelle dinamiche delle relazioni internazionali che ha portato progressivamente e speditamente verso una crescita dell’importanza delle questioni economiche rispetto a quelle politiche e militari.
Si è generata, quindi, una dinamica dei flussi, economici, migratori ed informativi, che sinteticamente definiamo globalizzazione. Portato di queste nuove dinamiche è la necessità per i governi, soprattutto quelli dei Paesi maggiormente sviluppati, di confrontarsi non più prevalentemente sul terreno bellico quanto prevalentemente su quello economico-finanziario. Ne deriva che il peso politico, presente e  futuro, di ciascun governo dipenderà dal potenziale economico-finanziario valutato dai mercati internazionali e dalla capacità di valorizzare e tutelare i propri assets. Alla geopolitica e geostrategia dobbiamo necessariamente affiancare una nuova disciplina la geoeconomia, ovvero la proiezione economica internazionale delle diverse entità e realtà politiche e private. Di per sé, quest’ultima è  già una importante novità: il determinante peso specifico internazionale, rappresentato dalle realtà economiche a carattere privato che si esprime attraverso l’attività  lobbistica. Conseguentemente la relazione che molto ci interessa oggi, riguarda il rapporto che deve stabilirsi tra il settore privato e quello pubblico, ovvero statale, nella gestione delle sfide economiche internazionali. Queste due entità, appare evidente, devono collaborare in sinergia per costruire quello che può essere definito il Sistema Paese proiettato in ambito internazionale. Ora tanto meglio questo sistema è in grado di funzionare virtuosamente, tanto più il Paese sarà in grado di interagire a livello internazionale assumendo una posizione solida ed univoca in tutti i diversi tavoli negoziali o contrattuali. Il superamento delle vecchie dinamiche geopolitiche passa attraverso la consapevolezza del ruolo che oggi ha assunto l’informazione intesa come l’insieme di singole parti di conoscenza. Questa conoscenza, può, e spesso deve, essere mantenuta riservata o in molti, e sensibili casi, segreta. Pensiamo alle diverse implicazioni che l’informazione può avere in campo economico in termini di ricerca, studio, protezione dei brevetti, del segreto industriale ecc… ecc…  Nessuna entità se non lo Stato, può al meglio coordinare le diverse politiche di tutela dei propri interessi economici, ovviamente correlati  con quelli del rispettivo settore privato. E’ in questo contesto che si deve necessariamente sviluppare l’azione sinergica del pubblico e del privato onde poter competere al meglio a livello internazionale. Competere vuol dire non solo produrre ma anche tutelarla propria ricchezza ed i propri assets strategici da attacchi esterni. A questo scopo è chiamata l’intelligence economica che in alcuni Paesi, prima la Francia, ha oramai assunto un valore prioritario tra gli impegni delle diverse agenzie d’informazione.
Se il peso politico di uno Stato oggi dipende, come sosteniamo, dalle proprie potenzialità economiche, è chiaro che tutti i Paesi sono attualmente impegnati in una guerra permanente e non dichiarata, non già verso un nemico, ma tutti contro tutti. Da questa situazione oggettiva di cosederiva che la contemporaneità obbliga ogni singolo Paese a farsi ancor più sistema con la consapevolezza della necessità di essere unito e coeso per fronteggiare un nemico estremamente volatile: il mercato mondiale del commercio e tutti gli attori che in esso agiscono.