martedì 8 febbraio 2011

L'evoluzione della criminalità organizzata internazionale

Con questo articolo avviamo una riflessione circa l’evoluzione delle dinamiche dei fenomeni di criminalità organizzata, al fine di valutarne la minaccia in considerazione del ruolo che essa gioca a livello nazionale ed internazionale. La criminalità ha aggiunto alla consueta veste di attore nazionale quella di fattore o attore geopolitico. I cicli geopolitici del secolo passato hanno oramai esaurito la propria funzione storica. Nel nuovo mondo multipolare che si va strutturando la criminalità organizzata avrà un proprio ruolo in considerazione prevalentemente delle potenzialità economiche di cui è portatrice. In questo sistema in fase di consolidamento i principali attori sono gli U.S.A, la Cina, la Federazione Russa e l’India. Queste entità continentali, ad eccezione degli U.S.A. che sono anche una potenza marittima, sono alla ricerca di un riposizionamento strategico a livello globale per mezzo di attività politiche, diplomatiche, economiche e militari. Tali attività generano frizioni con ripercussioni a livello mondiale poiché sono tese alla ricerca del controllo di territori, di partnership e  di sfere d’influenza. In questo gioco si inseriscono altri attori emergenti che spingono per valorizzare i propri atout geo-politici e geo-strategici al fine di raggiungere una propria autonomia regionale smarcandosi dall’influenza delle grandi potenze. Le differenti politiche internazionali generano delle dinamiche che producono un numero sempre crescente di aree di crisi in cui la criminalità organizzata gioca un proprio evidente ruolo. Gli esempi sono molti ed alcuni sono già stati citati ma altre realtà di questo genere si affacciano oggi sulla ribalta internazionale. La criminalità organizzata si contrappone al potere politico imperante sia esso di natura autoritaria che teocratica o democratica. Questa contrapposizione assume livelli diversi in relazione ai rapporti che la criminalità ed il potere instaurano. Scopo unico della criminalità organizzata è il profitto, quello del potere varia a seconda delle estemporanee necessità. La criminalità organizzata avrà sempre come stella polare la ricerca di un compromesso con il potere al fine di poter svolgere i propri traffici. Nel caso in cui questo non sia possibile si generano tensioni ad alta intensità come nel Messico contemporaneo oppure a bassa intensità come avviene oggi in Italia. In aree in cui la criminalità è un elemento atavico e costante nel tempo il rapporto con il potere ne sarà influenzato. Può verificarsi che questo rapporto determini una situazione paradossale come quella del Kosovo in cui le entità criminalità ed il potere si con-fondono. Ad ogni modo, laddove le grandi organizzazioni criminali non vedono soddisfatte le proprie esigenze, cercheranno di piegare le politiche statali ai propri interessi finanche ad attuare pratiche di tipo terroristico. Il radicalismo islamico jiadista si è aggiunto negli ultimi anni sullo scenario geopolitico internazionale e la criminalità organizzata si rapporta con esso esattamente con il pragmatismo usato nel rapporto con il soggetto statuale. In alcune delle città portuali roccaforti di Al Shabaab in Somalia si svolgono da sempre i traffici illeciti che recentemente hanno assunto la nuova veste della pirateria. I Taliban non avrebbero la stessa capacità operativa se non potessero contare sugli introiti derivanti dal traffico dell’oppio afgano. Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia da movimento insurrezionalista sono degenerate in trafficanti di cocaina come peraltro le Autodefensas Unidas de Colombia, il più forte gruppo paramilitare di estrema destra colombiano. L’albanese UCK Kosovo Liberation Army da esercito di liberazione è passato a forza di governo fortemente contaminata, usando un eufemismo, dalla criminalità organizzata che controlla in Albania uno degli hub più importanti del narcotraffico mondiale. L’elenco non è certo esaustivo e non ha preso in considerazione quei Paesi in cui la criminalità organizzata è talmente vicina al potere politico da condizionarne le scelte anche quelle di politica estera se funzionali ai propri interessi. E’ quindi da ritenere superato il concetto enunciato dalla Convenzione di Palermo 2000 in quanto oramai ci dobbiamo confrontare con una criminalità organizzata transnazionale di tipo mafioso pienamente  consapevole del proprio ruolo. Essa stessa è già in grado di operare scelte strategiche configurandosi a seconda delle contingenze quale fattore o attore geopolitico