lunedì 28 febbraio 2011

La cultura della corruzione.

di antonio de bonis
Il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, nel corso della recente cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario ha definito la società italiana come assuefatta al fenomeno della corruzione. Questa dichiarazione, fatta in presenza di tutte le più alte cariche dello Stato, dovrebbe assumere un valore di forte denuncia di uno stato di cose non più tollerabile.
I dati sulla corruzione nel 2010 in Italia segnalano un incremento del 30,22% dei reati corruttivi rispetto al 2009; il procuratore generale ha ribadito più volte che la corruzione e le frodi sono patologie che “…continuano ad affliggere la pubblica amministrazione…”,  aggiungendo che “…i dati al riguardo non consentono ottimismi…”. Quest’ultimi analizzati anche alla luce di quelli ricavabili dalle banche dati delle forze di polizia che registrano  “…una marchevole diminuzione delle denunce…”  inducono a parlare di “…assuefazione al fenomeno determinante  una vera e propria cultura della corruzione…”.
Aggiungiamo inoltre che il procuratore generale della Corte dei Conti si è espresso anche in merito al disegno di legge sulle intercettazioni: “non appare indirizzato ad una vera e propria lotta alla corruzione” ed ha sottolineato che le intercettazioni sono “…uno dei più importanti strumenti investigativi utilizzabili allo scopo…”.
La Corte dei Conti si è interrogata anche se il federalismo fiscale sarà o meno di aiuto nel combattere la corruzione. Il presidente della Corte, Luigi Giampaolino, già lo scorso 19 ottobre, nel corso della cerimonia del suo insediamento, denunciava che: “…fenomeni di corruzione e dissipazione di risorse pubbliche, anche comunitarie, persistono e preoccupano i cittadini, ma anche le istituzioni, il cui prestigio ed affidabilità sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli…”. Riflessioni e preoccupazioni desta quindi anche il federalismo fiscale ovvero se il decentramento della spesa pubblica possa rendere più diretta la relazione tra decisioni prese e risultati conseguiti o, al contrario, “…avere l'effetto di aumentare la corruzione…” 
E che dire infine della definizioni di  “…corruzione endemica…” secondo l’analisi e le parole di Ronald Spogli, ex ambasciatore americano a Roma, per quanto emerso dai cablogrammi di WikiLeaks pubblicati da L'Espresso?
Il concetto di corruzione nell’ordinamento giuridico italiano è riconducibile a diverse fattispecie criminose, disciplinate nel Codice penale. Queste fattispecie criminose sono accomunate da alcuni elementi: i reati propri del pubblico ufficiale; l’accordo con il privato; la dazione di denaro od altre utilità. La corruzione è una categoria generale entro la quale sono sussumibili i seguenti reati: Corruzione per un atto d'ufficio, Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, Corruzione in atti giudiziari e Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio.
Dal punto di vista della criminalità organizzata, la corruzione limita il ricorso all’eliminazione fisica poiché é più semplice e meno rischioso comprare poliziotti, funzionari, giudici, parlamentari e giornalisti fino ad arrivare a  poter condizionare il potere statale. Una volta giunti a questo livello di penetrazione sociale, la criminalità organizzata non solo lede i beni giuridicamente tutelati dell’ordine pubblico e della libera concorrenza ma, soprattutto, attenta allo stesso ordine democratico divenendo eversiva.
In questo ambito risiedono i timori connessi al decentramento della spesa pubblica. Il potere di condizionamento, in modo particolare in alcune aree del Paese, della criminalità organizzata potrebbe risultarne notevolmente accresciuto data la possibilità di permeare illecitamente le strutture amministrative ricorrendo al metodo tipicamente mafioso dell’intimidazione per corrompere.
Riassumendo abbiamo un trend della corruzione in costante aumento a cui si sommano leggi restrittive in materia di intercettazioni telefoniche, tipico strumento investigativo, ed una  ristrutturazione del potere di spesa pubblica in senso federale e quindi locale.
Con questi presupposti non si può che giungere ad una previsione poco rassicurante: quella parte del Paese che già soffre dell’endemica e soffocante presenza della criminalità organizzata sarà in futuro ancor più penalizzata vedendosi ulteriormente contrarre le possibilità di sviluppo, mentre la parte sana del Paese, o per meglio dire meno affetta da questo fenomeno, diverrà terreno fertile per una criminalità sempre più intraprendente.