sabato 12 febbraio 2011

Il Faraone ed i militari oggi in Egitto!

Dopo due settimane di proteste popolari, Hosni Mubarak si è dimesso ed ha passato la responsabilità della governance del Paese ad un consiglio militare. Si tratta di una successione interna all’establishment militare egiziano. Tutti i leader egiziani, dal momento dell'indipendenza nella prima metà del XX secolo erano ai vertici dell’apparato militare.
 Al momento, l'unica cosa che è cambiata è la personalità al vertice della piramide organizzativa.
I manifestanti sono decisamente in inferiorità rispetto ai militari ed ai servizi di sicurezza interna, che conta circa 1 milione di membri. Confrontando questo dato con la rivoluzione iraniana del 1979 o quelle dell’Europa centrale del 1989, quando milioni di persone (nei paesi con una popolazione molto più piccolo d'Egitto 80 milioni) protestarono è evidente che in Egitto i militari hanno avuto sempre la possibilità di reprimere le manifestazioni. Tuttavia questa opzione non è stata messa in atto per un semplice calcolo di costi e benefici. Il trasferimento di potere è stato relativamente ordinato ed il  processo gestito internamente; l'esercito sta svolgendo un ruolo determinante nella gestione dello Stato e la struttura di potere è praticamente intatta.
In quest’ultima fase, a differenza dei giorni precedenti in cui i manifestanti erano concentrati nella sola Tahrir Square, la geografia della protesta è stata decisamente più ampia ma, tuttavia, sembra che il numero totale dei manifestanti non sia aumentato sensibilmente,  forse solo da 200.000 a 250.000. Quest’ultimi ed i media internazionali,  ovviamente percepiscono le cose  in modo diverso; essi vedono questa rivoluzione come molto simile alle altre "rivoluzioni". Fino ad oggi il numero dei manifestanti non si è dimostrato sufficiente per costringere i militari a fare qualcosa di decisivo nel senso di un cambiamento di fondo.
I manifestanti hanno agito allo scopo di ottenere un sistema pluralista, ma l'esercito difficilmente risponderà a questa istanza.
I militari sostanzialmente hanno "regalato" ai manifestanti ciò che chiedevano, tuttavia, per le prossime settimane il controllo sui gangli dello Stato sarà basato sul modello 1952, quando Gamal Abdel Nasser rovesciò il governo costituendo un Consiglio Direttivo composto in gran parte ufficiali militari.
La partita quindi sembra essere ancora aperte a meno che ricordando la celeberrima e sempre attuale battuta ripresa dal Gattopardo “…cambiare tutto affinché nulla cambi…”.