mercoledì 2 febbraio 2011

Il faraone é out

L'epilogo della prima fase della rivoluzione egiziana é arrivato con l'annuncio del presidente Hosni Mubarak di non voler presentare la propria candidatura per un futuro incarico. 
Quella che, contestualmente, si é aperta é una prima, di probabili molte altre, fase politica di transizione verso un diverso, ma non necessariamente nuovo, equilibrio ed ordine politico nel Paese ed in tutto il Medio Oriente.
L'interesse generale è rivolto al ruolo che in questo processo giocheranno le istanze radicali degli attori politici fideisticamente connotati, in opposizione alla maggioranza del movimento popolare apparentemente spontaneo, che ha ottenuto lo storico risultato.
Il movimento islamico egiziano, rappresentato dai fratelli mussulmani, ma non solo, è già da tempo attivo e ben strutturato in Egitto svolgendo anche una funzione sociale a contatto con le masse povere. Quello democratico non ha nessuna di queste caratteristiche e quindi, essendo in piena evoluzione, è permeabile a qualsiasi eventuale strumentalizzazione esterna.
L'Egitto, ancora una volta, è al centro della Storia per cui è chiamato a scrivere un'ennesima pagina di quelle che restano.
Su di esso sono puntati gli occhi e gli orecchi moderni, telecamere e parabole, dei vicini Paesi arabi pronti a cogliere qualsiasi segno innovativo, e dell'intera comunità internazionale ansiosa di prevedere i futuri possibili scenari dell'intero scacchiere Medio Orientale e dei suoi riflessi a cerchi concentrici dell'intero globo.