lunedì 14 febbraio 2011

Gli effetti della -politica del figlio unico- sull’economia cinese.

Nel giorno cui il Giappone si congratula con la Cina per i successi di natura economica che la stanno avvicinando sempre più alla seconda economia mondiale, emerge una dato interessante in relazione alle politiche sociali e del lavoro cinesi: la carenza di manodopera.
Questo fenomeno, sebbene già sperimentato dal 2004, in concomitanza con la Festa di Primavera, con cui la cultura cinese saluta il nuovo anno, oggi sembra assumere una caratteristica endemica. Lo sviluppo economico nelle province interne ha attirato, negli ultimi anni, un numero sempre maggiore di lavoratori verso l'interno dove le opportunità d’impiego stanno cominciando a sfidare quelle della costa.
Secondo i dati recentemente rilasciati dal China Human Resource Center di sorveglianza ed informazione del mercato, l'annuale rapporto di offerta di lavoro/domanda in 116 città esaminate ha raggiunto 1,01 nel 2010 suggerendo che la carenze di manodopera non può più essere considerato un evento stagionale concomitante alle festività.
I dati del monitoraggio del mercato del lavoro mostrano che la domanda di lavoratori nel corso dell'ultimo trimestre del 2010 è diminuita di 496.000.
Mentre tradizionalmente la carenza di manodopera era endemica ai territori sulla costa, oggi si sperimenta anche in alcune province interne, tra cui Sichuan, Anhui e Hubei. La crescente domanda di lavoro nelle province interne ha ridotto il numero di lavoratori che sarebbero stati indirizzati verso la costa e ne ha aumentato i potenziali salari.
La principale causa della scarsità complessiva è la crescente inflazione che ha avuto inizio lo scorso anno. Tuttavia, dietro questo fenomeno, si intravedono fattori demografici e di sviluppo socio-economico, il ché suggerisce che una carenza di lavoratori migranti può diventare un fenomeno di lunga durata.
Il problema chiave è la strutturazione dell’andamento demografico. Nel corso degli ultimi decenni l’abbondanza di forza lavoro ha fornito manodopera a basso costo per le esigenze crescita economica della  Cina.
Ma oggi, con un tasso di natalità decrescente risultante dalla politica degli anni passati del -figlio unico-, la crescita dell'offerta di lavoro ha rallentato, e la Cina la vedrà costantemente diminuire nel prossimo decennio. Ciò riguarda in particolare la percentuale dei lavoratori in grado di  migrare, dai 25 a 35 anni. La Cina ha ancora un avanzo stimato di 100 milioni di lavoratori nelle aree rurali ma il tasso di crescita dei lavoratori che entrano nel mercato del lavoro urbano è in calo e continuerà a diminuire nei prossimi anni.


L'altro cambiamento chiave è l'urbanizzazione e lo sviluppo delle aree interne dove il costo della vita è significativamente più basso di quello che è sulla costa. Ciò ha reso l'interno più attraente per i lavoratori migranti. Nel frattempo, il divario di reddito tra le regioni orientali e occidentali si è ridotta dal 15 per cento cinque anni fa agli attuali 5 per cento.
Un altro problema è lo squilibrio in termini di qualità del lavoro misurabile  attraverso l'educazione; i lavoratori con educazioni secondaria superiore rappresentano più della metà della domanda totale; al contrario, i laureati, si trovano ad affrontare un mercato del lavoro più duro.
La ristrutturazione in corso potrebbe indicare migliori prospettive di crescita economica nelle province interne ma la competizione per i lavoratori migranti suggerisce che entrambe le regioni rimarranno caratterizzate da industrie di produzione di fascia bassa.
Questo modello di sviluppo sembra avere nel livello educativo il proprio tallone di Achille. Oggi le industrie a bassa specializzazione e manifatturiere dimostrano di non aver bisogno di una forza lavoro qualitativamente elevata e questo trend, alla lunga, potrebbe nuocere alla futura seconda economia mondiale.