venerdì 11 febbraio 2011

Giorno cruciale per l'Egitto ed il Medio Oriente

La decisione del presidente egiziano Hosni Mubarak di  non dimettersi sembra avere sconvolto sia i militari egiziani e Washington; Mubarak non ha fatto ciò che era previsto. Questa decisione mette in seria difficoltà l'esercito egiziano il cui obiettivo non è quello di salvare Mubarak ma salvare il regime fondato da Gamal Abdel Nasser.
L'esercito quindi deve operare una scelta tra queste possibili opzioni:
Ø    tirarsi indietro, permettendo alla folla di marciare verso il palazzo presidenziale e, forse, entrarvi;
Ø    spostare le truppe e le forze armate al fine di impedire ai manifestanti di entrare in Tahrir Square;
Ø    mettere in atto un colpo di stato e rovesciare Mubarak.

Tra i vari scenari quello che appare essere il più probabile è il terzo: indurre il presidente a lasciare con la forza per preservare il regime nato circa 60 anni orsono dopo il colpo di stato dei militari egiziani capeggiato da Gamal Abdel Nasser.
Và considerato che, in ogni caso, queste sono le ore cruciali per qualsiasi decisione. Già dalle prime luci dell'alba sul Cairo è probabile che un gran numero di altre persone si uniscano ai manifestanti e che la massa inizi a muoversi verso i palazzi del potere. In tale eventuale contesto, i militari sarebbero costretti a lasciare che gli eventi facciano il proprio corso.
Finora, i militari hanno evitato il confronto con i manifestanti, per quanto possibile, ed i manifestanti hanno espresso affetto verso l'esercito.
E possibile, infine, che i protestanti accettino la volontà di Mubarak di cedere il potere al vice Suleiman, ma non sembra questo il caso al momento; la palla, e lì attenzione del mondo intero è rivolta verso l’establishment militare egiziano.