mercoledì 17 novembre 2010

Lo scontro maroni-saviano

Di antonio de bonis

Le attualissime polemiche innescate dalla performance televisiva dello scrittore Saviano mi suggeriscono alcune righe su quello che la CRIMINALITÀ semplicemente E’, sulla sua evidente e disarmante essenza.

Le manifestazioni criminali su di un territorio sono fisiologiche alla presenza di un agglomerato umano. La considerazione che nessuna delle attuali grandi organizzazioni criminali di tipo mafioso operanti a livello mondiale (la Yakuza giapponese, le Triadi cinesi, la Maffya Turca, Cosa Nostra Siciliana e Cosa Nostra Americana, la Camorra napoletana e la ‘ndrangheta calabrese…l’elenco potrebbe continuare…) sia stata debellata, dovrebbe indurre ad alcune riflessioni di carattere sociologico, politico e pragmatico.Non ho, in questa sede l’ambizione di approfondire i singoli aspetti con approccio e metodo scientifico ma mi limito a semplici considerazioni. Dal punto di vista della società e dell’etica dei comportamenti umani, appare evidente che la criminalità risponde a dei bisogni che il contesto sociale ritiene eticamente censurabili e quindi da vietare, come la prostituzione, il gioco d’azzardo, le droghe e oggi la violazione al diritto d’autore in tutte le sue forme. Appare allora evidente che le forme di governance  hanno un ruolo decisivo, indipendentemente dal decisore politico, sia esso autocratico o democratico.
La criminalità opera in stretta relazione con il proprio territorio. Tanto più forte e vincolante è questa relazione, tanto più la criminalità assumerà, nel tempo, forme organizzate. E’ chiaro che la criminalità riesce a permeare un territorio solo se lo Stato rinuncia, per vari motivi ad esercitare appieno le proprie prerogative consentendo alla criminalità di svilupparsi. Si innesca un processo sconsolatamente evidente che parte dalla semplice negazione del fenomeno per passare, eventualmente, alla   relativizzazione fino alla folclorizzazione (ad. es. Il capo dei Capi, fiction televisiva sulle vicende dei c.d. corleonesi, ma anche, come in questi giorni…ha fatto Saviano riproponendo -in quel modo- le forme rituali di affiliazione).
La criminalità si organizza in forme più evolute quando riesce a controllare il territorio, ad accedere alle rotte commerciali e a permeare  uno stato inefficiente o connivente. Della criminalità organizzata si continuerà a scrivere; tuttavia ritengo che il primo e imprescindibile assunto sia quello che si tratta di un fenomeno economico ancor prima che umano. Parlando di mafia, diceva Giovanni Falcone, che si tratta di un fenomeno umano destinato prima o poi a finire. Io, con rammarico, spingendomi oltre ,direi che questa è una parte della verità poiché avrà certo fine ma solo un determinato fenomeno mafioso, quello egemone in un determinato periodo storico ad esempio il periodo di Cosa Nostra Siciliana in mano ai corleonesi;. Tuttavia la natura ed essenza economica di una organizzazione criminale –come la storia è li ad insegnarci ed ammonirci – provvederà inesorabilmente a modificarne i caratteri adattandosi alle contingenze esterne rigenerandosi in nuove forme criminali seppur con connotati legati alle tradizioni. La criminalità è innanzi tutto affari, il resto è solo strumentale a questo fine. Questo è il banale punto di partenza dal quale non si deve prescindere nel parlare di criminalità organizzata.