martedì 16 novembre 2010

escalation di sangue in Messico

di antonio de bonis

Il Messico sta sperimentando in questa fase della sua storia lo svolgersi di un processo di attribuzione di una parte di sovranità tra lo Stato centrale e la criminalità organizzata.
I recenti fatti di sangue si inquadrano, inoltre, in una guerra di posizionamento tra le numerose ed agguerrite organizzazioni criminali messicane nell’ambito delle dinamiche legate al narcotraffico verso gli Stati Uniti e L’Europa continentale.
Questa guerra ha origine nella perdita del ruolo egemone dei cartelli dei narcos colombiani di Medellin e Cali. Nell’ultimo decennio, le autorità della Repubblica della Colombia, anche a seguito della pressione esercitata dalla comunità internazionale, hanno smantellato queste due potenti organizzazioni coinvolte nella gestione a livello mondiale della cocaina prodotta nell’area andina.
Questo effimero successo raggiunto dalle autorità colombiane ha determinato un momentaneo vuoto di potere che, come la storia e l’esperienza insegnano, è stato naturalmente colmato in una logica di funzionamento del mercato.
Infatti, vista la debolezza delle minori organizzazioni criminali colombiane il vuoto di potere è stato rapidamente colmato da quelle messicane, già ben strutturate ed efficenti.
Le organizzazioni criminali messicane operavano sul mercato illegale del traffico di droga da decenni ma relegate alla gestione, in subordine, delle attività connesse al trasporto e trasferimento della cocaina prodotta prevalentemente in Colombia verso il Nord America.
Questo nuovo ruolo a livello internazionale delle organizzazioni criminali messicane non può prescindere dal controllo del territorio che è un degli obiettivi di importanza primaria per un’organizzazione criminale di livello. Controllare una porzione di territorio significa assumere uno specifico ruolo nella gestione dei rapporti sociali che da esso sono generati e, in primis, quello con lo Stato sovrano. Si tratta in effetti di esercitare una porzione di sovranità a cui lo Stato rinuncia quand’anche suo malgrado. Ne consegue che dalla valutazione del grado di sovranità ceduta si può determinare la reale consistenza dello Stato medesimo.
La conformazione geografica del Messico si presta per natura al coinvolgimento nelle dinamiche del narcotraffico verso i mercati mondiali. La posizione di cerniera tra le due Americhe e quella di ponte verso il continente europeo ed africano ne determinano l’importanza strategica nelle rotte del narcotraffico quindi, non a caso, le organizzazioni criminali messicane controllano le frontiere, sia terrestri che marittime, riunendosi in quattro grandi federazioni. 
Come accennato, questa guerra, combattuta tra le diverse organizzazioni criminali e tra quest’ultime con il governo centrale federale, ha il suo focus principale nel controllo del territorio. La ricerca di questo controllo è fondamentale per esercitare il potere di gestione del traffico della cocaina prodotta nei paesi andini e diretta verso i mercati di consumo. I recenti fatti di sangue sono stati determinati dal tentativo del governo federale del presidente Felipe Calderon di esercitare le proprie prerogative. 
Queste guerre per il controllo del territorio sono di una tale importanza per gli attori coinvolti che spesso si risolvono con un patto di non belligeranza conveniente per tutti. Questo risultato moralmente sanzionabile è il piu’ diffuso. Le organizzazioni criminali assumono il carattere di mafiosità solo quando giungono a poter controllare un proprio territorio con cui intessono un rapporto simbiotico. Quelle messicane in questa fase combattono lo Stato centrale solo se e quando quest’ultimo si intromette nel loro processo di penetrazione del territorio. Quello delle organizzazioni criminali non è mai un progetto eversivo in senso stretto poiché esse hanno bisogno dello Stato e del suo portato di regole. Lo Stato, dal canto proprio, ha l’obbligo, per definizione, di fronteggiarne questa penetrazione ma non sempre ne ha la necessità, anzi al contrario. In quest’ultimo caso si realizza una situazione di compromesso che sempre piu’ spesso è testimoniata dall’analisi di molti Stati in giro per il mondo.
Il governo federale di Felipe Calderon ha due strumenti per fare fronte al montante ruolo delle organizzazioni criminali autoctone: il contrasto diretto con le forze convenzionali, polizia ed esercito, o la via diplomatica esercitando una pressione diretta sugli Stati Uniti d’America in quanto principale mercato di destinazione degli stupefacenti.
Nel primo caso l’azione di contrasto viene spesso vanificata dall’enorme grado di corruzione dei funzionari amministrativi locali al soldo della criminalità organizzata. Il fronte diplomatico richiede tempi lunghi e la volontà dell’interlocutore di impegnarsi in politiche costose e poco spendibili dal punto di vista elettorale, di riduzione della domanda.
I cartelli della droga possono contare su di un legame con il territorio molto forte che trova origine e linfa nel ruolo sussidiario che essi hanno svolto e svolgono nei confronti della popolazione. Le unità amministrative locali sono quasi esclusivamente appannaggio delle diverse organizzazioni criminali legate a quel territorio. L’esercizio della propria giurisdizione nei confronti degli amministratori locali corrotti viene vanificato dall’intervento armato operato dai cartelli della droga nei confronti della polizia federale e dell’esercito.
Ogni qualvolta, in questo frangente, in Messico lo Stato tenterà una qualsiasi azione di contenimento del potere locale delle organizzazioni criminali quest’ultime rivendicheranno con il sangue il proprio ruolo di dominio del territorio. L’America dal canto suo, ma soprattutto gli stati meridionali confinanti, cercheranno di attuare politiche di contenimento del fenomeno attraverso nuove restrittive leggi sull’immigrazione, sicuramente paganti in termini di consenso elettorale.
In questo contesto le organizzazioni criminali continueranno a fare fronte comune nel contrasto armato al potere centrale e, nel contempo, a ricercare un punto di equilibrio nella gestione dei rispettivi interessi economici legati al narcotraffico.