lunedì 25 ottobre 2010

I Los Zetas

di Antonio De Bonis

pubblicato su www.cesi-italia.org

I Los Zetas
In Messico la guerra di droga continua a far vivere una stagione di sangue senza precedenti. Questa guerra ha origine nella sconfitta militare, negli anni ’90, dei cartelli dei narcos colombiani di Medellin e Cali. Le autorità della Repubblica della Colombia, anche a seguito della pressione esercitata dalla comunità internazionale e con il suo fattivo apporto, hanno smantellato queste due potenti organizzazioni coinvolte nella gestione a livello mondiale della cocaina prodotta nell’area andina. L’effimero successo raggiunto dalle autorità colombiane ha determinato un momentaneo vuoto di potere che è stato colmato da altri attori come impongono le leggi di  mercato. Questa logica ha funzionato da volano per la crescita esponenziale del potere economico e quindi militare dei due principali sindacati criminali operanti in quegli anni in Messico: il cartello di Sinaloa e quello del Golfo. I due cartelli controllavano ed in parte controllano ancora oggi i fianchi orientale, il cartello del Golfo, ed occidentale quello di Sinaloa, della Sierra Madre messicana. Entrambi hanno tempestivamente approfittato del ruolo che i fatti colombiani loro assegnavano cogliendo l’opportunità di crescere da semplici facilitatori del traffico sul territorio a narcotrafficanti assumendo il controllo di gran parte della filiera criminale, relegando le organizzazioni colombiane a gestire esclusivamente la produzione di cocaina. In termini economici questo ha comportato l’acquisizione di flussi di denaro spaventosi che hanno suscitato appetiti da parte di eventuali competitors. Per difendersi da eventuali organizzazioni antagoniste, il cartello del Golfo, per primo, ha avvertito questa emergenza. Non avendo a disposizione tempo e know how ha cooptato al proprio servizio un gruppo di militari messicani disertori, i LOS ZETAS. L’ingresso dei Los Zetas sullo scenario del narcotraffico messicano ed americano, ha innescato nuove dinamiche che hanno portato, oggi, gli altri cartelli a confederarsi per eliminare il nuovo concorrente. L’unità militare dei LOS ZETAS viene istituita nell’anno 1994, quale corpo d’elite dell’Esercito messicano destinato a contrastare l’insorgenza nello stato del Chiapas. A tale scopo vengono scelte alcune decine di elementi delle unità speciali dell’esercito messicano. Il Chiapas, oltre le rivendicazioni e spinte rivoluzionare, è uno Stato messicano di grande importanza per il transito della cocaina dai paesi andini produttori verso il Messico e quindi verso i mercati mondiali. In questo contesto, successivamente, essendo venuta meno l’esigenza di counter insurgency in Chiapas, nel 1999 la maggior parte dei membri dei LOS ZETAS disertarono offrendo i propri servizi al Cartello del Golfo che aveva la primaria necessità di assicurare una protezione dei propri traffici illeciti dagli appetiti di altre organizzazioni criminali. L’area operativa dell’organizzazione criminale copriva, in Messico, l’intera costa dell’omonimo golfo, parte del confine sud con il Texas nonché diverse decine di città negli states tra le quali New York. Il nome dell’unità, che derivava dall’ultima lettera del cognome del loro comandante, è stato mantenuto nella nuova veste criminale perché la lettera Z è l’identificativo radio delle polizie municipali messicane, un modo per sottolineare così il controllo del territorio operando i LOS ZETAS in simbiosi con la polizia locale corrotta. L’organizzazione dell’unità, ricalcando quella militare, si adatta alle nuove esigenze operative. Alla base operano i FALCHI che agiscono in qualità di vedette, i COBRA NUOVI o L, che svolgono il lavoro di manovalanza criminale, i COBRA ANZIANI che assumono la direzione dei cobra nuovi, i NUOVI LOS ZETAS a cui si son aggiunti elementi dei KAIBILES, le forze speciali guatemalteche, ed infine i LOS ZETAS ANZIANI al vertice della piramide di comando. L’armamento è quello da guerra essendo privilegiati gli AK-47, G3, M-16, Barret M82, MP5 e HKP7.   La struttura si avvale di un responsabile per ogni plaza che è a sua volta supportato da un consigliere, un contabile ed un responsabile della sicurezza. I LOS ZETAS agiscono muovendosi in una tipica formazione denominata La Estaca; si tratta di una pattuglia automontata con quattro o cinque elementi di diverso livello operativo ed il cui comandante solitamente è un Los Zetas anziano.
In Messico, data la relativa novità del fenomeno generale dello sfruttamento del mercato della cocaina ed il carattere ancora dilettantesco ed immaturo delle strutture criminali, il punto di equilibrio tra le consorterie criminali coinvolte non è stato ancora raggiunto e la conseguente pax mafiosa indice di questo equilibrio criminale è ancora lungi da esserlo. Ne è un evidente corollario il rapporto che attualmente  lega il Cartello del Golfo con la milizia dei Los Zetas, oggi organizzazione criminale a sé. Quest’ultima, nata come mero braccio armato del cartello, ha con il tempo preso coscienza della propria forza e potenzialità iniziando a percepirsi come un attore indipendente in un contesto ancora magmatico. Da quando il presidente Felipe Calderon, eletto nell’ultima tornata elettorale nel 2006, ha lanciato la sua offensiva contro i trafficanti di droga i morti sono stati circa 28.000; quest’anno se ne contano più di 6.000. Si tratta di una guerra aperta e con più fronti, stato contro narcotrafficanti e narcotrafficanti tra loro. Il presidente ha basato la campagna elettorale che lo ha portato al vertice dello Stato sulla guerra al narcotraffico. La promessa di sconfiggere questa piaga difficilmente potrà essere mantenuta nonostante il cambio di rotta con il ricorso diretto all’esercito in funzione anti-narcos. Tuttavia, in vista della futura tornata elettorale tra circa due anni, il miglior risultato che il Presidente potrebbe ottenere sarà una pacificazione tra i maggiori contendenti con un relativo abbassamento del livello di contrasto. Questa strategia consentirebbe il raggiungimento simultaneo di numerosi vantaggi ad un costo tutto sommato relativo. Innanzi tutto pacificare i cartelli vorrebbe dire lasciare aperto il flusso di denaro illecito che comunque ha una notevole ricaduta sull’economia messicana; il Presidente potrebbe vantare il successo come personale e renderlo spendibile per una futura ricandidatura ed infine cambierebbe la percezione internazionale del Messico che oggi ha assunto caratteri tutt’altro che lusinghieri. Certo appare evidente che, ancora una volta, la primaria esigenza dell’interesse dello Stato soverchia quelle etiche e morali. Tatticamente questa strategia si concretizza nel tentativo di eliminare dalla scena del traffico di cocaina il cartello di Juarez ed i Los Zetas che, nel recente passato, hanno fortemente insidiato in termini di potenza reale i cartelli di Sinaloa e quello del Golfo. Non a caso, le azioni di polizia dell’esercito, ed in parte dalla polizia federale, sono negli ultimi mesi dirette esclusivamente a colpire direttamente i vertici del cartello di Juarez ed dei Los Zetas. Questo tipo di approccio prettamente militare ha un suo fondamento nella dottrina americana cristallizzata nel Kingpin Act già sperimentata in Colombia. Non potendo sradicare la criminalità con misure politiche di natura sociale ed economica, si colpiscono, con approccio militare, i vertici di alcune ben individuate organizzazioni, nella speranza che venuta meno la leadership quest’ultime ne risultino indebolite al punto da non rappresentare più una minaccia. Ovvio che il problema permane inalterato e, infatti, la produzione di cocaina in sud America è aumentata negli ultimi anni. Oggigiorno, questo approccio colpisce i due cartelli messicani che, a differenza degli altri, sono gli ultimi arrivati e che per raggiungere i vertici del mondo criminale messicano hanno, più degli altri, fatto ricorso a forme di violenza estremamente diffuse e crudeli. I LOS ZETAS devono così oggi fronteggiare da un lato l’esercito e la polizia federale e dall’altro una nuova associazione criminale, la Nuova Federazione, che vede associati solamente a questo scopo, i cartelli di Sinaloa, del Golfo e la Famiglia Michoacana.
A meno di eclatanti nuovi accordi, sempre possibili tra i diversi cartelli, assisteremo nei mesi a venire agli sforzi del governo messicano e delle consorterie criminali finalizzati all’eliminazione dal mercato del cartello di Juarez e dei Los Zetas.