venerdì 15 ottobre 2010

Diversamente Talebano


AFGHANISTAN: FRATTINI, IN LISTA NERA TALEBANI CHE CI SPARANO  
(ASCA) - Roma, 13 ott 2010- Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, dice si' alla proposta degli Usa di cancellare dalla lista nera dell'Onu alcuni gruppi di talebani. Ma il titolare della Farnesina precisa che all'interno della black list devono rimanere i talebani che sparano contro i nostri soldati.Intervenendo alla presentazione dell'iniziativa 'una radio per l'Afghanistan', Frattini ha ribadito che l'Italia ''ha sempre sostenuto che i talebani non sono tutti uguali: alcuni sono passati tra le file dei terroristi per ragioni non legate ad Al Qaeda, ma perche' erano pastori o agricoltori e quindi avevano motivazioni economiche''. L'Italia, ha aggiunto il capo della diplomazia italiana, ''ha sempre sostenuto il governo di Karzai perche' queste persone tornino all'interno della legalita'. Ma bisogna distinguerli con quelli che non hanno abbandonato la violenza, sparano sui nostri soldati, non fanno uscire di casa le donne e distruggono le scuole perche' vedono la cultura come un mezzo di emancipazione''. Per Frattini, dunque, bisogna ''cancellare chi si e' pentito e collabora per la riconciliazione. Una riconciliazione - ha precisato il ministro - che pero' deve portare ad una strada ancora piu' dura contro il terrorismo. E chi spara contro i nostri militari - ha sottolineato ancora Frattini - non puo' essere reintegrato nella societa''.
I Talebani sicuramente non sono tutti uguali ma d’altro canto gli esseri umani sono tutti in genere buoni o cattivi.  Questa affermazione nella sua semplicità provoca un senso di frustrazione; dopo nove anni di guerra giustificata mediaticamente come lotta al terrorismo in Afghanistan siamo giunti a questa conclusione. I ragazzi che…erano… e che sono in Afghanistan meritano una riflessione sul tema ed a loro come a noi stessi si deve chiarezza circa il motivo per cui il nostro contingente é in Afghanistan.
L’Ambasciatore Sergio Romano lo ha spiegato colonne del Corriere della Sera nel Commento Dolore e Ragione del 10 ottobre 2010:
“…l'argomento non piacerà ai pacifisti, ma il contingente italiano avrà conquistato quando tornerà a casa - soprattutto con il sacrificio di coloro che sono morti per l'Afghanistan - un bene per noi particolarmente prezioso: il rispetto degli alleati. Dovremmo forse, in questa situazione, anticipare il rientro? Se fossimo in Afghanistan per vincere la guerra, sì. Ma noi, come tutti gli europei, ci siamo oggi per obbligo di lealtà verso un alleato, Barack Obama, che fa del suo meglio per uscire da una situazione di cui non è personalmente responsabile. La Nato andrebbe interamente ripensata e riscritta, ma è oggi in Afghanistan il simbolo e il test della solidarietà atlantica. Le Alleanze non possono essere rispettate soltanto quando splende il sole. Vengono messe alla prova soprattutto quando il cielo si riempie di nuvole…”
I Talebani, chiamati a sedere al tavolo dei negoziati con il governo di Quisilng Karzai, anzi trasportati con gli elicotteri della NATO, tanto per non dare ufficialità alla cosa, hanno assunto una veste di parte negoziale. In questa veste, prima di sedersi ad un tavolo di trattative si cerca di acquisire dei punti di vantaggio da poter far valere nel gioco della diplomazia. I recenti  attentati ai nostri contingenti probabilmente si inquadrano in questa strategia e fanno temere per il futuro prossimo.

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