lunedì 27 settembre 2010

Iran la bomba

L’EVOLUZIONE DEL NUCLEARE IRANIANO
di Antonio De Bonis


La vicenda del nucleare iraniano è parte integrante della recente storia delle relazioni internazionali in Medio Oriente sin dai primi anni novanta. Per i successivi circa vent’anni, un’enormità temporale in questo secolo di accelerazioni mediatiche, è stato ripetutamente – quasi come fosse un mantra – annunciato l’imminente traguardo della bomba atomica iraniana.
Contemporaneamente alla denuncia di questa imminente minaccia, propagandata dai media occidentali, Israele ha fatto sempre seguire quella di un attacco preventivo finalizzato alla distruzione dei siti nucleari iraniani onde annientarne il paventato potenziale pericolo o ritardarne l’evoluzione.
Tuttavia, nell’anno 2007, l’americano National Intelligence Council, che riunisce le sedici agenzie d’intelligence, sosteneva che l’Iran aveva rinunciato al proprio programma nucleare militare già nel 2003.
Le argomentazioni addotte da entrambi gli schieramenti si ripetono  pressocchè identiche da molto tempo nonostante siano cambiati uomini di stato, politici, analisti ed opinionisti.
Da un lato gli israeliani percepiscono l’Iran come una minaccia alla propria esistenza, dall’altro, gli iraniani perseverano nell’asserire che il loro programma è di natura civile e rappresenta un diritto inalienabile come previsto dall’art. IV del Trattato di non proliferazione nucleare. Lo stesso ayatollah Ali Khamenei, supremo leader spirituale iraniano, ha dichiarato che le armi nucleari sono contrarie alle religione islamica.
Noi occidentali soffriamo di una certa retorica propagandistica che  presenta l’Iran come un Paese fanatico ed irrazionale il cui fine è quello della distruzione dello Stato di Israele. Tuttavia, l’esperienza storica sin qui maturata suggerisce un’analisi dei fatti diversa da cui emerge che i comportamenti iraniani sono razionali, cauti e pragmatici in politica estera e affatto finalizzati a strategie espansionistiche.
L’evoluzione della questione sul nucleare iraniano ha avuto una forte accelerazione solo in epoca recente ed in concomitanza con la seconda guerra in Iraq. Infatti, negli anni 2002 e 2003 Israele, per voce del proprio primo Ministro Ariel Sharon,  ha ripetutamente affermato che dopo l’Iraq gli Stati Uniti avrebbero dovuto attaccare, preventivamente, l’Iran. Continuava, nel contempo, a rafforzarsi un’estesa rete di think tank accademici, scrittori, politici, centri studi ed associazioni che supportavano l’opzione di un attacco preventivo.
A seguito di questa montante crisi sono stati organizzati diversi tavoli negoziali tra l’Iran ed il gruppo dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U. piu’ la Germania che, tuttavia, non hanno portato ad alcun risultato. Infatti l’Iran, non avendo avuto contropartite di alcun genere, ha continuato il suo legittimo programma di arricchimento dell’uranio ad uso civile.
L’Agenzia internazionale dell’Energia Atomica, incaricata del controllo del Trattato di non proliferazione da parte dei Paesi firmatari, ha sempre affermato, ancora nel rapporto del febbraio 2010, di non avere prove dell’esistenza di un programma nucleare militare iraniano.
Nonostante questo, è utile ricordare che gli Stati Uniti colpiscono l’Iran, anche sotto l’attuale amministrazione, con sanzioni economiche che tuttavia non sembrano avere altro risultato se non quello di spingere il Paese verso legami economici sempre piu’ consistenti con la Russia e la Cina.
Dopo la seconda guerra irachena nel 2003 la situazione è radicalmente cambiata negli Stati Uniti e in medio oriente. La potenza economica, politica e militare degli Stati Uniti è in una fase di declino; la Cina al contrario emerge come una super potenza globale ma ancora con una capacità militare limitata e il baricentro del potere globale è sempre piu’ spostato verso l’Asia. L’Iran ha crescenti legami con la Cina ed i paesi arabi del golfo anch’essi sempre piu’ orientati verso il continente asiatico.
Con gli anni 2000 in America i neocons teorizzarono la guerra in Iraq per rendere quel Paese il pivot strategico di un progressivo controllo di tutta quell’area prima e del mar Caspio in seguito. Questa visione scaturiva anche dalla necessità di opporre un fronte alle crescenti aspirazioni nell’area da parte della Cina in termini di approvvigionamenti energetici,  determinate grazie al controllo delle risorse fisiche e al controllo geo-politico delle rotte di rifornimento navali e terrestri.
Nel 2008 la scena politica internazionale era dominata dalla crescente tensione sul nucleare iraniano e dalla tangibile aspettativa che in breve gli Stati Uniti ed Israele avrebbero messo in atto il teorizzato e ripetutamente  minacciato attacco preventivo ai siti nucleari iraniani. A frenare questi impulsi ha contribuito la valutazione negativa che questa opzione avrebbe avuto sui mercati petroliferi e sulla montante crisi economica globale. La tensione quindi si è allentata a seguito delle dichiarazioni americane che non prefiguravano la disponbilità ad una operazione militare ne ad avvallarne una da parte di Israele. Inoltre il presidente Bush si avviava alla fine del proprio mandato arrivando perfino a valutare l’avvio di nuovi negoziati con l’Iran.
L’evoluzione del nucleare in Iran risente e risentirà della percezione della minaccia esterna. L’Iran è isolato, non può contare su alleanze e quindi deve sviluppare una propria industria bellica ma questo è un processo che richiede del tempo per cui si fa obbligata la scelta del deterrente nucleare.
L’Iran potrebbe pensare al nucleare militare come strumento di difesa poiché oggi è stretto nella morsa delle truppe americane presenti in Iraq e Afghanistan, ma anche verosimilmente in Turkmenistan e Pakistan.
D’altro canto il superamento della soglia atomica da parte dell’Iran, che di per sé non è vietato dal Trattato di non proliferazione nucleare potrebbe trovare una sufficiente giustificazione nel fatto che Israele e Pakistan non hanno firmato il trattato medesimo e sono  potenze militari nucleari.
Le diverse scuole di pensiero ed analisi circa un eventuale confronto nucleare tra Iran ed Israele mettono in evidenza, comunque, i vantaggi su cui può contare Israele, potenza nucleare, e la relativa minaccia bellica iraniana. La capacità di deterrenza nucleare appare quindi assolutamente relativa in termini di attacco o risposta ad un first strike. Realisticamente si potrebbe pensare ad una deterrenza fondata sulla minaccia missilistica delle installazioni petrolifere del Caspio, dei terminali di Novorossisk sul Mar Nero e di Ceyhan sul Mediterraneo.
La leadership di potere iraniana, che tra l’altro deve preoccuparsi dell’esaurimento dell’onda lunga rivoluzionaria, permanendo queste condizioni, ma anche alla luce del futuro ripiegamento americano dall’area, continuerà a mantenere un profilo improntato al pragmatismo in politica interna ed estera evolvendosi nel solco sin qui tracciato.