giovedì 30 settembre 2010

Is Italy becoming an Autocracy?

Is Italy becoming an Autocracy?
A Couple of days ago the Moskow's major Lushkov was fired by the russian president mr Medvedev simply with a presidential act because of "lack of trust".
Could it be done a comparison with the ongoing situation in Italy between the Prime Minister and the President of italian Camera dei Deputati?
In Russia we have seen the lack of trust coming from the top to a lower level, in Italy there is a similar situation too in fact the italian Prime Minister asked Mr Gianfranco Fini to risign because of the lack of trust depending on the discussion inside the Popolo delle libertà to whom both refer. The only difference is that the trust to mr Gianfranco Fini is supposed to be based on the entire italian Camera dei Deputati and only by the Prime mister's will.

L'Italia sta diventando un'autocrazia?
Un paio di giorni orsono, il sindaco di Mosca Lushkov è stato licenziato dal presidente russo Medvedev a causa della perdita di fiducia in esso riposta.
E' possibile fare un parallelismo con l'attuale situazione italiana che coinvolge il primo ministro ed il presidente
della Camera dei Deputati Gianfranco Fini?
In Russia la mancaza di fiducia é espressa dall'alto verso il basso ed in Italia abbiamo una situazione simile infatti
il primo ministro ha chiesto le dimissioni del presidente della Camera a causa delle divergenze in seno al partito a
cui entrambi appartengono. L'unica differenza é che la fiducia al presidente della camera proviene da tutti i
componenti dell'assemblea e non dalla volontà del Primo Ministro.

mercoledì 29 settembre 2010

english version
Extracted by STRATFOR
Longtime Moscow Mayor Yuri Luzhkov was fired on Sept. 28 by Russian President Dmitri Medvedev. The presidential decree firing Luzhkov cited Medvedev’s “loss of trust” in the mayor as the reason for the dismissal. Luzhkov has also been removed from his leadership position in the United Russia party. Luzhkov’s sacking is a sign that the Kremlin does not believe it must depend on a single man to control organized crime in the city. But concerns remain that Luzhkov’s wife, a construction magnate in Russia, will be able to strike back at the Kremlin by delaying projects needed for the 2014 Winter Olympics in Sochi.

italian version
Estratto da STRATFOR
Il sindaco di Mosca Yuri Lushkov è stato licenziato il 28 settembre dal presidente russo Dimitri Medvedev.
Il decreto presidenziale di licenziamento parla di perdita di fiducia quale ragione del licenziamento. Lushkov é stato altresi esautorato dalla posizione di leadership all'interno del partito Russia Unita. Il licenziamneto di Lushkov é il segno che il Kremlino non ritiene opportuno che una sola persona possa detenere i legami con
la criminalità organizzata moscovita. Permangono timori che la mogile di Lushkov, magnate russa nel campo
delle costruzioni possa essere capace di rallentare i processi di costruzione avviati per le olimpiadi del
2014 a Soci.


Ci sono tanti modi per eliminare un concorrente politico; questo é uno.

lo statista

"Discorso da statista, come all'inizio della legislatura. L'opposizione sia all'altezza della sfida".
Dichiarazione del ministro della Repubblica Italiana per l'attuazione del programma di governo
Gianfranco Rotondi sulle comunicazioni odierne del Presidente del Consiglio italiano al parlamento.

lunedì 27 settembre 2010

Iran la bomba

L’EVOLUZIONE DEL NUCLEARE IRANIANO
di Antonio De Bonis


La vicenda del nucleare iraniano è parte integrante della recente storia delle relazioni internazionali in Medio Oriente sin dai primi anni novanta. Per i successivi circa vent’anni, un’enormità temporale in questo secolo di accelerazioni mediatiche, è stato ripetutamente – quasi come fosse un mantra – annunciato l’imminente traguardo della bomba atomica iraniana.
Contemporaneamente alla denuncia di questa imminente minaccia, propagandata dai media occidentali, Israele ha fatto sempre seguire quella di un attacco preventivo finalizzato alla distruzione dei siti nucleari iraniani onde annientarne il paventato potenziale pericolo o ritardarne l’evoluzione.
Tuttavia, nell’anno 2007, l’americano National Intelligence Council, che riunisce le sedici agenzie d’intelligence, sosteneva che l’Iran aveva rinunciato al proprio programma nucleare militare già nel 2003.
Le argomentazioni addotte da entrambi gli schieramenti si ripetono  pressocchè identiche da molto tempo nonostante siano cambiati uomini di stato, politici, analisti ed opinionisti.
Da un lato gli israeliani percepiscono l’Iran come una minaccia alla propria esistenza, dall’altro, gli iraniani perseverano nell’asserire che il loro programma è di natura civile e rappresenta un diritto inalienabile come previsto dall’art. IV del Trattato di non proliferazione nucleare. Lo stesso ayatollah Ali Khamenei, supremo leader spirituale iraniano, ha dichiarato che le armi nucleari sono contrarie alle religione islamica.
Noi occidentali soffriamo di una certa retorica propagandistica che  presenta l’Iran come un Paese fanatico ed irrazionale il cui fine è quello della distruzione dello Stato di Israele. Tuttavia, l’esperienza storica sin qui maturata suggerisce un’analisi dei fatti diversa da cui emerge che i comportamenti iraniani sono razionali, cauti e pragmatici in politica estera e affatto finalizzati a strategie espansionistiche.
L’evoluzione della questione sul nucleare iraniano ha avuto una forte accelerazione solo in epoca recente ed in concomitanza con la seconda guerra in Iraq. Infatti, negli anni 2002 e 2003 Israele, per voce del proprio primo Ministro Ariel Sharon,  ha ripetutamente affermato che dopo l’Iraq gli Stati Uniti avrebbero dovuto attaccare, preventivamente, l’Iran. Continuava, nel contempo, a rafforzarsi un’estesa rete di think tank accademici, scrittori, politici, centri studi ed associazioni che supportavano l’opzione di un attacco preventivo.
A seguito di questa montante crisi sono stati organizzati diversi tavoli negoziali tra l’Iran ed il gruppo dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U. piu’ la Germania che, tuttavia, non hanno portato ad alcun risultato. Infatti l’Iran, non avendo avuto contropartite di alcun genere, ha continuato il suo legittimo programma di arricchimento dell’uranio ad uso civile.
L’Agenzia internazionale dell’Energia Atomica, incaricata del controllo del Trattato di non proliferazione da parte dei Paesi firmatari, ha sempre affermato, ancora nel rapporto del febbraio 2010, di non avere prove dell’esistenza di un programma nucleare militare iraniano.
Nonostante questo, è utile ricordare che gli Stati Uniti colpiscono l’Iran, anche sotto l’attuale amministrazione, con sanzioni economiche che tuttavia non sembrano avere altro risultato se non quello di spingere il Paese verso legami economici sempre piu’ consistenti con la Russia e la Cina.
Dopo la seconda guerra irachena nel 2003 la situazione è radicalmente cambiata negli Stati Uniti e in medio oriente. La potenza economica, politica e militare degli Stati Uniti è in una fase di declino; la Cina al contrario emerge come una super potenza globale ma ancora con una capacità militare limitata e il baricentro del potere globale è sempre piu’ spostato verso l’Asia. L’Iran ha crescenti legami con la Cina ed i paesi arabi del golfo anch’essi sempre piu’ orientati verso il continente asiatico.
Con gli anni 2000 in America i neocons teorizzarono la guerra in Iraq per rendere quel Paese il pivot strategico di un progressivo controllo di tutta quell’area prima e del mar Caspio in seguito. Questa visione scaturiva anche dalla necessità di opporre un fronte alle crescenti aspirazioni nell’area da parte della Cina in termini di approvvigionamenti energetici,  determinate grazie al controllo delle risorse fisiche e al controllo geo-politico delle rotte di rifornimento navali e terrestri.
Nel 2008 la scena politica internazionale era dominata dalla crescente tensione sul nucleare iraniano e dalla tangibile aspettativa che in breve gli Stati Uniti ed Israele avrebbero messo in atto il teorizzato e ripetutamente  minacciato attacco preventivo ai siti nucleari iraniani. A frenare questi impulsi ha contribuito la valutazione negativa che questa opzione avrebbe avuto sui mercati petroliferi e sulla montante crisi economica globale. La tensione quindi si è allentata a seguito delle dichiarazioni americane che non prefiguravano la disponbilità ad una operazione militare ne ad avvallarne una da parte di Israele. Inoltre il presidente Bush si avviava alla fine del proprio mandato arrivando perfino a valutare l’avvio di nuovi negoziati con l’Iran.
L’evoluzione del nucleare in Iran risente e risentirà della percezione della minaccia esterna. L’Iran è isolato, non può contare su alleanze e quindi deve sviluppare una propria industria bellica ma questo è un processo che richiede del tempo per cui si fa obbligata la scelta del deterrente nucleare.
L’Iran potrebbe pensare al nucleare militare come strumento di difesa poiché oggi è stretto nella morsa delle truppe americane presenti in Iraq e Afghanistan, ma anche verosimilmente in Turkmenistan e Pakistan.
D’altro canto il superamento della soglia atomica da parte dell’Iran, che di per sé non è vietato dal Trattato di non proliferazione nucleare potrebbe trovare una sufficiente giustificazione nel fatto che Israele e Pakistan non hanno firmato il trattato medesimo e sono  potenze militari nucleari.
Le diverse scuole di pensiero ed analisi circa un eventuale confronto nucleare tra Iran ed Israele mettono in evidenza, comunque, i vantaggi su cui può contare Israele, potenza nucleare, e la relativa minaccia bellica iraniana. La capacità di deterrenza nucleare appare quindi assolutamente relativa in termini di attacco o risposta ad un first strike. Realisticamente si potrebbe pensare ad una deterrenza fondata sulla minaccia missilistica delle installazioni petrolifere del Caspio, dei terminali di Novorossisk sul Mar Nero e di Ceyhan sul Mediterraneo.
La leadership di potere iraniana, che tra l’altro deve preoccuparsi dell’esaurimento dell’onda lunga rivoluzionaria, permanendo queste condizioni, ma anche alla luce del futuro ripiegamento americano dall’area, continuerà a mantenere un profilo improntato al pragmatismo in politica interna ed estera evolvendosi nel solco sin qui tracciato.



venerdì 24 settembre 2010

A PROPOSITO DI INCIPIT

"Del resto è sempre così. Uno fa di tutto per starsene in disparte e poi un bel giorno, senza sapere come, si trova dentro una storia che lo porta dritto alla fine". Inizia così il romanzo di Gianfranco Calligarich, l'ultima estate in città, un libro che, per il mio essere, reputo straordinario.

Prendo a prestito questo incipit per chiedervi, tornando a quanto scritto da Antonio nella presentazione del Blog, quale è il vostro pensiero rispetto a "starsene in disparte" o "ritrovarsi dentro" di fronte a quanto stiamo vivendo. A quale categoria appartenete, tanto per sapere con chi ho a che fare!

P.S. per Antonio. Domani se ci sei e, soprattutto, se mi ricordo, ti porto il romanzo di cui sopra. Saluti!

giovedì 23 settembre 2010

INCIPIT

La pagina che apriamo rappresenta il punto di partenza di una discussione aperta a chiunque sia ancora capace  e senta il bisogno di porsi delle domande. Le risposte ci vengono fornite pre-confezionate e oramai anticipano le domande stesse ingenerando un meccanismo di annichilimento critico. Pago dazio per aver appena disatteso i nostri intenti avendo appena tradito anch'io e andiamo avanti...!!!
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