mercoledì 24 maggio 2017

Terrore e messaggio Capaci e Manchester



Il terrorismo moderno, per lo meno in Europa, ha calato la sua maschera artatamente connotata dal velo islamico, liberandosi via via di quella che sembrava essere la sua caratteristica principale ovvero quella di seminare il terrore punendo l'Occidente impuro e miscredente e destabilizzandolo per imporre poi un ordine dettato dal profeta. 

Appare, oggi più che mai chiaro che gli atti terroristici mirano solo a veicolare messaggi che le parti in causa si scambiano da lontano.
Parlando degli attentati recenti in Inghilterra appare evidente che in quel Paese e su quel Paese ora ci sia qualcosa da dire e molto da fare. Ricordiamo solo due cose: Brexit ed Elezioni ANTICIPATE. Il precedente messaggio lanciato con l'attentato in prossimità del parlamento inglese non aveva sortito effetto oppure meritava una risposta che è giunta con questo ultimo vigliacco gesto.

In questi giorni si ripete il becero e fastidioso rituale commemorativo dei fatti di Capaci. E allora facciamo mente locale alle stragi che ne sono seguite. Anche in quel caso si trattava esclusivamente di violenti messaggi che conglomerate di potere si scambiavano a distanza nella ricerca di un equilibro che potesse porsi alla base degli anni a seguire.  

E allora chi manda quale messaggio a chi? P.P. Pasolini ebbe a scrivere: non le prove ma io so. Io invece socraticamente posso affermare: io so di non sapere. Figuriamoci poi se posso parlare di prove. Certo è che la mia idea me la sono fatta ma questa non aggiungerebbe alcunché al senso di questo scritto. Tuttavia è certo che questi attentati in stile contemporaneo siano esattamente ciò che sono: messaggi.
Bisogna evidenziare questa chiave di lettura del terrorismo dei nostri giorni per evitare di cadere nella trappola mediatica dell’equazione terrorismo=ISIS.

Lo Stato Islamico esso stesso mero strumento si serve di insignificanti e sacrificabili disperati che si fanno saltare in aria aderendo, i primo ai desiderata di chi lo ha creato, alimentato esostenuto.
Ripeterò allo sfinimento che i fenomeni di insorgenza e terrorismo, al pari delle mafie di varia natura possono essere agevolmente sconfitti e se questo non avviene è per due ordini di motivi: economico il primo, tattico il secondo. Terrorismi vari e mafie varie creano moneta contante e mettono a disposizione ottimi “postini” a cui far ricorso per mandare messaggi quando il caso lo richiede.

Poi volendo potrei parlare del modo in cui si creano le varie organizzazioni mafiose o terroristiche perché se un sistema funziona è ovvio che debba essere alimentato. Ma facciamo un passo alla volta, io non ho alcuna fretta.

P.S. io inizierei a diffidare di coloro i quali ricorrono all’iconografia del santino Falcone-Borsellino: non sono sinceri.

domenica 14 maggio 2017

Di vita ce n'è una sola: cercasi identità nazionale




Quando Tomasi di Lampedusa scrisse “Il Gattopardo” probabilmente venne ispirato, o comunque di certo aveva ancora in mente, il romanzo “I Vicerè” di Federico de Roberto: lettura fondamentale per chi volesse comprendere come il Potere pensa sé stesso e reagisce alle interferenze esterne che ne mettono in dubbio l’esistenza e la continuità storica. 

Quella famosa frase cambiare tutto affinché nulla cambi è di certo significativa dell’opera, ma a me ha sempre accattivato il passaggio del principe di Salina: ... noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra... 
Potere, presunzione, previsione nefasta sul futuro del quale si approprieranno sciacalletti, fino alla rassegnazione nichilista dell’agire umano. 
Orbene -digressione- oltre a sottolineare l’uso del fummo, sintomo di una libertà e proprietà espressiva propria della nostra lingua ancora non vittima della dittatura della lingua inglese e peggio dello stile dell’inglese contemporaneo, Federico de Roberto ha scritto un altro libro di natura storica “L’Imperio” descrivendo uno dei momenti importanti che ha segnato questo paese: la crisi delle istituzioni parlamentari italiane dei primi del Ventesimo secolo. 
Il “romanzo parlamentare”, grazie all’opera anche del de Roberto, metteva in evidenza la decadenza di quel sistema parlamentare esprimendo sin da allora la profonda delusione per gli esiti del Risorgimento. 

La delusione, la disaffezione per la politica, in questi frangenti ha determinato, e determina sempre e comunque lo sviluppo d’istanze d’ordine che naturalmente vengono per coagularsi, per rigetto, intorno a fenomeni di tipo autoritario. 
E’ chiaro che quest’introduzione è strumentale a porre il tema che voglio affrontare in un contesto ben definito e connesso all’essenza dell’essere di questo Paese e dei suoi cittadini. 

Oggi si parla di “giglio magico”, bene ma il partito toscano esiste sin dalla nascita del Regno d’Italia, per chi volesse approfondire consiglio il libro di Aldo Giannuli: da Gelli a Renzi (passando per Berlusconi). Esistevano altre realtà locali, com’è naturale che fosse se è vero che l’Italia era suddivisa in realtà amministrative eterogenee; ed è consequenziale che nel nuovo ordine unitario avessero cercato di contenere la consequenziale ed ovvia cessione di sovranità e quindi di potere. 

Non mi soffermo oltre per non entrare in parallelismi, per altro evidenti: basta considerare il rapporto di questo Paese con l’Europa amministrativa esito dei trattati da noi sottoscritti. E questo passaggio è importante perché i trattati vengono sottoscritti da uomini e non da essenze imponderabili. E se questi uomini, rappresentanti di governi, sottoscrivono trattati, accordi bilaterali e similaria non sempre lo fanno rispondendo alla primaria esigenza dei cittadini che rappresentano. 
La sovranità però mi interessa perché la nostra vita quotidiana dipende per la maggior parte da quanto di questo bene preziosissimo siamo realmente in possesso. 
“... l'obiettivo basilare degli Stati uniti in Italia è quello di stabilire e conservare condizioni favorevoli alla nostra sicurezza nazionale ... la posizione dell'Italia nel Mediterraneo domina le linee di comunicazione verso il Vicino Oriente e protegge il fianco dei paesi balcanici. Dalle basi situate in Italia è possibile, per la potenza che le controlla, dominare il traffico mediterraneo fra Gibilterra e Suez e rivolgere consistenti forze aeree contro ogni punto dei Balcani o dell'area circostante ...“. 
National security council n. 1/1 del 15 settembre 1947, che sarà approvato il 14 novembre 1947. 

“... non credo che il Patto atlantico possa consentire all'Italia alcuna ipotesi di neutralità in caso di guerra. Questa ipotesi è esclusa perché noi pensiamo che centro della guerra sarebbe, più ancora che l'Europa, il Medio Oriente: e per condurre la guerra in Medio Oriente noi abbiamo bisogno del completo dominio del Mediterraneo, Italia compresa ...”.
Il 1° aprile 1949, il consigliere dell’ambasciata americana a Mosca, Foy Kohler, dichiara all'ambasciatore italiano Manlio Brosio. 


Con Yalta, statunitensi e russi, ospiti gli inglesi, hanno definito le reciproche sfere d’influenza assolutamente indiscutibili assegnando l’Italia alle cure degli inglesi e questo è stato. Gli americani, come visto hanno per il nostro Paese, e si badi comprensibilmente sotto il profilo del loro interesse nazionale, un interesse militare. Gli inglesi no, hanno per il nostro Paese un interesse economico soprattutto legato all’oro nero, e qui va letto il libro di Giovanni Fasanella “Il golpe Inglese”; ma non da oggi sia ben chiaro bensì sin dal 1805 anno nel quale hanno messo piede -militare- in Sicilia. En passant, il vino liquoroso Marsala è il prodotto dell’intuizione del commerciante inglese John Woodhouse, uno dei primi ad approfittare delle opportunità sicule. 

Quest’insieme di luci e relativi coni d’ombra che ho inteso esporre stanno a solleticare una possibile diversa lettura dei meschini fatti contemporanei in quanto esito di quel lungo processo di svuotamento della sovranità nazionale di cui l’Italia oggi paga pegno con la squallida pantomima degli ...sciacalletti... che azzannano il resto di una povera carogna. 

Tre persone avevano un’idea d’Italia che era dissonante rispetto alle volontà esterne: Camillo Benso, Enrico Mattei e Aldo Moro. Si badi bene non parlo di eroi, perché quelli non passano quasi mai alla storia, ma di morti ammazzati che perlomeno hanno tentato di dare a questo Paese un’idea identitaria anche semplicemente di terzietà rispetto a tutti gli altri competitori internazionali. 

Oggi siamo ancora nelle medesime condizioni con la rinnovata, anzi mai venuta meno, importanza strategica della Sicilia e in buona parte della nostra economia. 
Tuttavia, non vedo alcuno pronto ad ergersi a portatore d’istanze nazionali: beh, in fondo di vita ne abbiamo una sola è vero. 

venerdì 12 maggio 2017

Eserciti, milizie e strumenti alternativi di potere



Le relazioni tra Stati sovrani oggi sono regolate nell’ambito di un contesto internazionale a-polare e a-simmetrico e i fenomeni d’insorgenza rappresentano la naturale risposta locale a esigenze particolari che non trovano soluzione nelle politiche di governi sempre più svuotati della loro sovranità nazionale a causa dei fenomeni globali di una finanza capitalistica portata alle estreme conseguenze come per altro già teorizzato da Carlo Marx.



Gli eserciti di un tempo, pur conservando un relativo peso specifico, sono oggi, come mai in passato, affiancati da diverse entità che possono essere impiegate, con grande efficacia, nella costruzione e gestione dei nuovi scenari internazionali. Eserciti, forze paramilitari e semplici mercenari rappresentano altrettanti elementi che interagiscono con i gruppi d’insorgenza e terrorismi vari nell’ambito della Prima Guerra Permanente.


Nulla di nuovo sullo scenario della guerra asimmetrica e non convenzionale che si è affacciata sulla linea temporale della storia moderna a partire dalla fine della seconda guerra mondiale acquisendo via via sempre più consistenza, come dimostra con chiarezza la storia dei conflitti internazionali a partire dall’Indocina, dal Vietnam, dal Libano o dalle crisi Somale per giungere all’Afghanistan, Iraq e Siria. A queste esperienze di natura prevalentemente militare si è affiancata l’evoluzione della guerra psicologica, non a caso teorizzata e sviluppata proprio dai francesi in seguito ai fatti d’Indocina, che prevedeva il ricorso ad attori esterni alle forze armate per svolgere quei compiti d’indebolimento e indirizzo delle società nemiche.


Per fare un breve esempio è fin troppo facile riportare alla memoria l’esperienza italiana della seconda metà del secolo passato nell’ambito della Guerra Fredda. L’Italia si è trovata al centro di diverse guerre dichiarate e non: italiani contro gli alleati, italiani contro i tedeschi, fascisti contro antifascisti, antifascisti bianchi contro antifascisti rossi, monarchici contro repubblicani e capitalisti contro comunisti. Queste guerre sono state gestite dalle preponderanti forze esterne, quelle anglo-sassoni, che si sono servite degli appoggi interni offerti, in un do ut des spesso eticamente censurabile,  da parte del costruendo sistema di potere italiano.


Questi molteplici centri di potere, a sinistra, al centro e alla destra del vergine arco costituzionale, hanno tutti beneficiato di accordi con i vincitori. Spesso confessabili ma in altre occasioni meno. Ripercorre in questo contesto questa storia sarebbe velleitario, ma di certo merita un profondo e attento lavoro che rappresenterebbe l’unica vera terapia per la costruzione del nostro futuro.      

giovedì 11 maggio 2017

INSURGENCY : il ruolo del terrorismo nella Guerra Permanente

Le relazioni tra Stati sovrani oggi sono regolate nell’ambito di un contesto internazionale a-polare e a-simmetrico e i fenomeni d’insorgenza rappresentano la naturale risposta locale a esigenze particolari che non trovano soluzione nelle politiche di governi sempre più svuotati della loro sovranità nazionale.
Quindi gli eserciti di un tempo, pur conservando un relativo peso specifico, sono oggi affiancati da nuove entità che possono essere impiegate, non senza efficacia, nello scenario mondiale per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Eserciti e mercenari, tuttavia, non rappresentano l’elemento chiave della Prima Guerra Permanente essendo meri strumenti operativi a differenza dei gruppi d’insorgenza che sono i veri protagonisti di questa evoluzione geopolitica.
Ed è a questo punto che si rende necessaria una distinzione netta tra insorgenza e terrorismo. Purtroppo molto spesso i due termini vengono usati come sinonimi mentre esiste una differenza di fondo tra il terrorista e l'insorgente che spesso usa il terrorismo come strumento per giungere al suo scopo.
Partiamo da un assunto storico: gli insorgenti di oggi sono i sovversivi di ieri. Si tratta in sostanza di gruppi che intendono rovesciare un potere costituito al fine di sostituirlo con qualcosa di nuovo e diverso. Le associazioni sovversive italiane degli anni '70-'80 venivano perseguite e punite allorché erano dirette ed idonee a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato italiano, ovvero a sopprimerne con la violenza l’ordinamento politico e giuridico. In altri termini si può parlare di rivoluzionari. Un gruppo terrorista è una entità che ha in se stessa i prodromi per svilupparsi in una milizia sovversiva laddove le circostanze lo consentano, mentre un gruppo sovversivo, rivoluzionario o insorgente, ha già raggiunto questo stadio superiore caratterizzato dalla operatività di una struttura articolata militare, economica e politica. Una milizia insorgente può fare ricorso ad atti terroristici quale strumento politico o militare, un gruppo terrorista non può atteggiarsi ancora a milizia rivoluzionaria.
In buona sostanza, quelli che generalmente e genericamente vengono definiti dai media terroristi possono, ma non è sempre detto, aver intrapreso un percorso partendo dalla realizzazione di atti di terrorismo con l’intenzione di  strutturarsi per affermarsi, dando vita ad organizzazioni militanti più articolate d’insorgenza vera e propria. 
Un gruppo terrorista ricorre al terrore per influenzare e indirizzare l’opinione pubblica a cui si rivolge al fine raccoglierne il consenso e quindi, con il tempo, cooptarne gli umori ai propri fini. In questo modo un gruppo terrorista, man mano che le proprie azioni raccolgono consensi, può strutturarsi economicamente e quindi militarmente passando ad un livello superiore dello scontro, divenendo una vera e propria forma definita d’insorgenza in grado di contrastare qualsiasi potere.
E’ in tale contesto che intervengono altri soggetti interessati che sostengono il gruppo militante insorgente per i propri fini. Si realizza in questo modo una convergenza d’interessi ed una devastante sinergia che cementifica accordi quasi sempre inconfessabili ma necessari poiché vantaggiosi per tutti gli attori coinvolti. 
Questa distinzione è decisiva nell’affrontare l’attuale situazione geopolitica mondiale poiché ci consente di comprendere la dimensione operativa del principale attore della “Prima Guerra Permanente”: l’insurgency. 















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domenica 7 maggio 2017

Il governo del mondo. Dal regicidio, passando per l'omicidio politico prima e per la Guerra contro il Male poi, oggi sono i flussi migratori l'arma di controllo delle masse.

Sono senz’altro un arrogante, sono senz’altro un dietrologo e anche un complottista. Pagato dazio al titolo di questo scritto andiamo oltre.

Quella del 1492 è una data importante perché ha riunito ciò che la rotazione terrestre aveva separato in millenni: il continente americano al resto delle terre emerse. Certo lo ha fatto sfruttando (e grazie a) le innovazioni tecnologiche che hanno permesso viaggi in mare più sicuri, completando la prima globalizzazione commerciale. 

Cosa ne è scaturito? Beh, la mutazione del rapporto che intercorreva tra il Sovrano e i suoi sudditi, ovvero il riassetto di questo rapporto in declinazione sempre più liberale fino agli estremi democratici. Le Rivoluzioni, Inglese, Americana e Francese, ne sono l’espressione storica più evidente; queste innescheranno, a loro volta, un altro scossone, stavolta tecnologico, che definiamo Rivoluzione Industriale. Nasce la borghesia che si afferma attraverso il Regicidio del XIX secolo che mostra quanto l’embrionale potere del capitale sia pronto ad esprimere il naturale potenziale.

Questo processo ha comportato, in estrema sintesi, la redistribuzione dei redditi a favore di un numero sempre crescente di “cittadini”, ossia portatori di propri “diritti” in quanto appartenenti ad una comunità, fino all’acme raggiunto nella prima metà del XX secolo con il riconoscimento dei diritti universali dell’uomo in quanto tale, cioè in quanto individuo vivente.

Ora vorrei soffermarmi su due dati: l’aspetto economico e quello tecnologico di questi processi, rilevando che quello politico ha sempre avuto un’importanza relativa quasi trascurabile. La politica è sempre stata l’anello debole dello sviluppo umano e della sua gestione ed organizzazione.

Nella prima nella prima metà del XX secolo l’occidente, decisamente egemone a livello planetario, ha raggiunto il suo punto di evoluzione massima stabilizzandosi con l’equilibrio derivante dalla contrapposizione tra capitalismo e comunismo. 

Però l’essere umano, per sua natura, non tende all’equilibrio, alla stasi altrimenti non avremmo percorso tappe evolutive impressionanti in qualche decina di migliaia di anni, che sono nulla se comparati ai milioni di anni di questa Terra. E infatti l’equilibrio si altera icasticamente con la fine dell’U.R.S.S. e questo è un problema perché, al di la delle “schermaglie” che definivano la Comune strategia nessuna guerra, ma tante piccole guerre, il blocco occidentale e quello orientale hanno continuato a fare affari, a fare economia. 

Quest’aspetto è poco discusso purtroppo ma vi assicuro che, studiandone la storia, appare evidente come anche all’epoca della Guerra Fredda gli agglomerati economico-finanziari facevano affari indipendentemente da qualsiasi aut-aut di natura politica. Erano i Troppo grandi con una patria che oggi sono diventati i Troppo grandi senza patria.

La gestione delle masse, del potere economico e ancora di quello finanziario, sebbene non portato alle odierne estreme conseguenze, nel periodo che per praticità possiamo ancora definire della Guerra Fredda era affidato all’omicidio politico. Ossia: ogni qualvolta qualche esponente politico, non importa per quale ragione, minacciava di alterare questo doppio livello internazionale (contrapposizione politica aperta nel soggiorno buono e affari nello scantinato), veniva fatto sistematicamente fuori.  

Si uccideva con l’uomo la stessa idea di cambiamento dell’equilibrio stabilito poiché il sistema non tollerava alterazioni ad esso. John F. Kennedy, Martin Luther King, Robert Kennedy, Anwar al-Sadat, Indira Ghandi, Olof Palme, Yitzak Rabin e per l’Italia mi si permetta di ricordarne due: Enrico Mattei e Aldo Moro.

Ad uccidere non sono mai stati i terroristi, ai quali possiamo forse in  alcuni casi  attribuire l'esecuzione materiale di questi omicidii, ma io ritengo che la reale responsabilità dei fatti sia sempre stata di ambienti prossimi all’establishment internazionale che ricorrendo con grande sagacia e cinismo ad armare quei gruppi rivoluzionari ne hanno veicolato l’istanza insurrezionale  strumentalizzandola a proprio favore: un capolavoro di strategia delle masse. 
Ma poi tutto inizia a cambiare. 


L’occidente reagisce compatto con la Guerra al Male che porta all’11 settembre, ops lapsus.

Ma nel frattempo gli attori in campo si moltiplicano; ho definito questa nuova situazione geopolitica Prima Guerra Permanete, indicando uno stato di nuovo equilibrio basato sotto il profilo politico sulla gestione dei territori di immediato interesse strategico anche attraverso propri vassalli (pensiamo alla situazione afgana, siriana e libica) e sotto il profilo economico caratterizzata dalla regressione della redistribuzione dei salari e dei diritti individuali. Un ritorno al mondo passato, un Nuovo Medioevo necessario alla Prima guerra Permanente.

Ora mi sono trovato a dover riflettere circa l’evoluzione, logicamente necessaria per la gestione del nuovo ordine mondiale, dal regicidio, all’omicidio politico fino alla Guerra al Male.

Ripercorrendo i modelli e i modus operandi a cui l’establishment internazionale (ognuno lo chiami come meglio crede, cambia poco di fatto) ha fatto ricorso in passato ho trovato la mia risposta: una migrazione permanente.

L’umanità è difronte ad una svolta ancora una volta. L’evoluzione dell’uomo ha popolato questo pianeta come mai in passato: la demografia è fatta di numeri. 

E’ ancora auspicabile, o perlomeno tollerabile, una redistribuzione della ricchezza e di diritti  ad un numero sempre più impressionante di folle? Non ho alcuna idea in merito e figuriamoci  risposte; di certo questo è un problema che qualcuno va ponendosi. 

Però posso senz’altro dire che, favorendo e mantenendo un movimento di migranti senza concreta meta e mettendo in movimento anche coloro che non sembrano averne oggi necessità, si genera un processo perverso in ragione del quale il lavoro ha meno valore, data la crescita di offerta, generando nel contempo una rinuncia finanche consapevole ai propri diritti che tanto sangue sono costati.

Regicidio, delitto politico, guerra al male ed oggi sviluppo strategico del fenomeno migratorio.

Volete la classica prova del nove? L’antitesi? 

Quanti sono decisamente soddisfatti della propria situazione personale o della prospettiva di futuro dei propri figli? Chi non ha pensato, tra il serio ed il faceto, magari anche solo discutendo con gli amici di trasferirsi in…

Questo è un fenomeno trasversale all’intera società occidentale in particolare. 
L’essere umano deterritorializzato è più debole tanto è vero che il suo sviluppo ha avuto la prima vera accelerazione quando è passato da cercatore e raccoglitore a sedentario.

Io mediterei.

venerdì 28 aprile 2017

Homo migrans e finanzcapitalismo usuraio.

Che meraviglia! Una tavola rotonda che consente l’incontro di filosofi, economisti, giornalisti ed uno come me che si occupa di criminalità organizzata, di mafie, di terrorismo e insorgenze, senza moderatore e senza sovrapporsi per affermare il proprio pensiero, lasciando che fluisca quello di ciascuno.

Questo evento, alla fine di quattro giorni di seminario presso l’associazione culturale Spaziottagoni di Roma, segna, per quanto mi riguarda, un traguardo e al contempo un nuovo punto di partenza nell’analisi e comprensione del mondo contemporaneo.

Come sa chi mi segue, da tempo parlo dei fenomeni di criminalità organizzata, soprattutto di tipo mafioso, di quelli di insorgenza e quindi di terrorismo, definendoli meri strumenti al servizio di diversi interessi di potere e, in quanto tali, destinati a esprimere le proprie potenzialità finché questo stato di cose non muti. 

I concetti che ho espresso per giungere a questa conclusione derivano dall’analisi dei fenomeni mafiosi nel loro evolversi sincronico e diacronico mantenendo una sola costante: la sostanziale, imprescindibile e simultanea relazione con interessi economici e politici. E’ questo in sintesi il Modello Sistemico Mafioso che si avvale, per esprimere la propria potenza, del Metodo Mafioso, ossia la forza intimidatrice che deriva dal vincolo associativo.

Non mi dilungherò in questa sede sulla questione, tuttavia è agevole comprendere che a livello mondiale il concetto di Stato Nazionale è messo in discussione ed è in profonda crisi in ragione della estrema fluidità del capitale che oramai ha ceduto lo scettro al finanzcapitalismo usuraio generando i troppo grandi senza patria ( C. Tuozzolo).

Lo Stato Nazionale, che ha creato i cittadini portatori di diritti finanche universali in quanto propri dell’individuo, oggi è in ritirata. Pur essendo stato in grado di resistere agli -ismi e alle ideologie novecentesche, oggi nulla può difronte al suo svuotamento dall’interno. 

Sì, d’accordo, mi si dirà: «ammesso anche che sia così, ma che c’entra tutto questo con l’Homo migrans e con le mafie?” Eccome se c’entra! 

Lo Stato Nazionale ha avuto il merito di garantire ai suoi cittadini alcuni diritti che di volta in volta essi negoziavano non con un monarca ma nell’ambito di una condivisione di responsabilità. Possiamo affermare che oggi funzioni ancora in questo modo?

Precarietà è il mantra che le classi dominanti hanno individuato per svuotare lo Stato Nazionale di uno dei suoi portati principali: la solidarietà. Una volta, è vero, si emigrava per necessità e si ragionava in termini di immigrato o emigrato. Oggi non è più così; oggi abbiamo solo dei migranti. Siamo tutti dei migranti potenziali.  Noi stessi, i nostri figli, i nostri amici o i nostri conoscenti. Non forse così?  Non è vero che ciascuno di noi nella propria cerchia personale vive questo fenomeno? E cosa significa questo? Mancanza di un futuro, esattamente ciò che lo Stato Nazionale aveva il compito di costruire per i suoi cittadini.

E allora non è accettabile meravigliarsi vigliaccamente se milioni di esseri umani viaggiano nelle condizioni più precarie, sfidando persino l’idea della morte,  per rispondere all’antropologica necessità di sopravvivere.  L’ipocrisia in questo caso emerge persino dalla loro categorizzazione giuridica nella speranza di contenerne la spinta rinchiudendola in categorie concettuali: migrante economico, migrante rifugiato, migrante per ricongiungimento familiare…

E le mafie? E i terrorismi? Quelli servono, hanno un ruolo ben definito al servizio del finanzcapitalismo usuraio dei troppo grandi senza patria: generano capitale, gestiscono i territori, indirizzano le masse attraverso la paura e, soprattutto svuotano le società avanzate dei diritti fondamentali che dalla metà del diciottesimo secolo con tanta fatica e sangue avevamo ottenuto.

La corruzione generata dai fenomeni di criminalità mafiosa mondiali sclerotizza la macchina amministrativa eliminando il diritto al buon governo, la paura del terrorismo,  attraverso la surrettizia ricerca di maggiore sicurezza, diminuisce il diritto alla propria sfera di riservatezza personale, il movimento di masse di migranti è uguale a precarietà del lavoro e quindi minore potere contrattuale.

Ecco il motivo del mio entusiasmo iniziale in ordine a questi lavori presso Spaziottagoni. Quando studiosi di ambiti così eterogenei giungono, senza accapigliarsi, alle medesime conclusioni ebbene allora la questione è seria; e purtroppo in questo caso anche grave se non ancora disperata.

Ovviamente quella che segue è esclusivamente la mia conclusione: l’uomo che si va costruendo non sarà più soggetto di consumo, bensì oggetto esso stesso di consumo. 

Se sei destinato ad essere un migrante necessariamente sarai considerato al pari di una merce qualsiasi.

Lascio ulteriori considerazioni a chi ha gli strumenti adatti per trattare il tema limitandomi a confermare un altro dei concetti a me cari: il nuovo medioevo e la prima guerra permanente.
Lo stato di cose che sommariamente ho tentato di descrivere necessariamente porterà ad una situazione simile a quella dell’età di mezzo con la differenza che il finanzcapitalismo ha sostituito lo spirito divino in capo al monarca conservandone l’aura  legittimante e la guerra permanente, e ditemi che non ve ne rendete conto, è assolutamente strumentale al mantenimento della costruzione di questo nuova età di mezzo (che poi così l’abbiamo definita noi ex post rammentiamolo sempre).


Grazie a tutti i convenuti e ad Alfonso Fabio Larena di Spaziottagoni per l’iniziativa.

giovedì 27 aprile 2017

Lo stipendio (precario, sic!) dall'ISIS.

Karlito Brigande, al secolo Vulnet Maquelara, macedone con un passato di militanza nell’esercito di liberazione kosovaro dell’UCK, è stato condannato ad otto anni di reclusione, in forza della recente normativa italiana in tema di lotta al terrorismo, in quanto appartenente ad un’associazione con finalità di terrorismo con l’aggravante della transnazionalità.
Arrestato a Roma nel 2015 poiché ricercato dalle autorità macedoni per reati comuni, Karlito Brigande (sic!) in carcere conosce tale Bharoumi, cittadino tunisino, anch’egli detenuto per reati di bassa criminalità, con il quale stringe una certa amicizia tanto che una volta messo in libertà Maquelara tenterà di raggiungere l’amico in Siria per unirsi alle forze dello Stato Islamico.

Vulnet Maquelara non arriverà mai in Siria grazie all’intervento delle forze dell’ordine italiane che lo assicurano alle patrie galere.

Questo episodio ci racconta molto in tema di criminalità e terrorismo nella sua forma osmotica più elementare, ovvero l’identificazione del normotipo del lupo solitario e del combattente straniero.

I personaggi, il macedone ed il tunisino, vivono in Italia, entrambi hanno commesso reati contro il patrimonio ed hanno stretto conoscenza in carcere. Hanno un passato di militanza insorgente, ma non hanno un futuro. Insomma sono delle bombe ad orologeria a disposizione di chi abbia intenzione e possibilità di usarle semplicemente offrendo loro più che un ipotetico paradiso un domani, un molto più prosaico e concreto stipendio oggi.

Come accennato questo è il livello più basso di un rapporto di cointeressenza che lega la criminalità organizzata ai fenomeni di insorgenza e terrorismi vari, ma senz’altro ci aiuta a prendere coscienza che il propellente per qualsiasi attività criminale, vuoi di tipo comune, vuoi di tipo terroristico, va a pescare in un mare magno nel quale nuotano con una certa dimestichezza persone con queste caratteristiche che di radicalizzato hanno esclusivamente il bisogno di denaro.