venerdì 19 ottobre 2018

Ecco la verità: Jamal Khashoggi, Giulio Regeni e Aldo Moro, sono stati trucidati dai servizi segreti deviati.


Nella I guerra mondiale permanente, quella in corso, visto che le due precedenti non erano propriamente mondiali, c’è chi agisce e chi subisce. Questa contemporanea è una guerra mondiale in senso stretto in quanto nessuna delle realtà statali può dirsi al riparo dai suoi effetti; non esistono isole felici.

Questa nuova forma di guerra, che ripeto l’umanità non ha mai sperimentato in precedenza, non si caratterizza per il semplice rapporto aggressore-vittima, ma piuttosto per l’evidente divario dei poteri in gioco che relega la maggior parte dell’umanità a subirne i devastanti risultati come mai accaduto prima. 

Per capirci, anche noi italiani, un tempo attori, sebbene di secondo piano, ma comunque attori importanti, oggi apparteniamo al mondo di chi subisce gli effetti di questi nuovi rapporti di forza mondiali con scarsissime possibilità di interazione positiva a tutela dei nostri interessi nazionali.

Il caso del giornalista saudita Jamal Khashoggi ci aiuta senz’altro a comprendere queste dinamiche fornendoci anche un’ottima occasione per tornare a riflettere sul caso dell’omicidio del nostro connazionale Giulio Regeni.
Ma partiamo dal giornalista saudita che sparisce dal consolato del suo Paese in Turchia, qui una ricostruzione degli eventi, e, sin da subito, quasi simultaneamente ai fatti, parte a livello mondiale una campagna d’informazione che ci fornisce se non le prove, ancora per poco perchè vedrete che presto arriveranno, una ricostruzione di quanto accaduto che immediatamente punta il dito della responsabilità contro il regime saudita.

A distanza di pochi giorni abbiamo, attenzione alla cadenza, video che ci mostrano l’intera sequenza dei fatti e che ci mostrano l’ingresso di Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istambul, quindi primo dato di fatto era li ed era vivo; video che ci mostrano l’ingresso nello stesso consolato dei presunti responsabili della sparizione della vittima, ma ancora, e con una tempistica martellante; video dell’arrivo all’aeroporto del presunto commando omicida; nonchè, infine, il presunto, allo stato, audio delle fasi della tortura e dell’omicidio.

Spettacolare anche se drammatica questa progressione audio-video al punto da fare invidia alla sceneggiatura di uno spymovie; sarà un caso?

Nel frattempo il presidente statunitense si spende personalmente quale paladino della verità tanto da inviare in Turchia Mike POMPEO a gestire il caso Khashoggi .  

Vedete, per il caso Regeni, al contrario, cos’è accaduto? Nulla, anzi peggio, è stata fatta tanta di quella confusione che al paragone i depistaggi delle stragi degli anni Settanta in Italia erano opera di dilettanti, ovvio sarcasmo il mio.

Questo paragone Khashoggi-Regeni deve farci comprendere quanto oggi questo Paese non abbia alcun peso a livello di relazioni internazionali; e non è una banalità perchè si tratta di acquisire quella consapevolezza delle proprie forze che dovremmo mettere, tutti noi cittadini, alla base delle nostre riflessioni e scelte quotidiane. 
Pensate solamente, ad esempio, alla questione migranti, fenomeno internazionale con interessi geopolitici molto importanti, e all’importanza che riveste per la nostra storia contemporanea in termini di coesione sociale, politici ed economici.

Il caso della morte di Giulio Regeni evidenzia chiaramente come il sistema Italia sia divaricato tra interessi privati, quelli dei residuali agglomerati economici a trazione comunque fortemente estera, ed il simulacro di un sistema istituzionale schiacciato dall’impossibilità di far valere il proprio peso in politica internazionale, che comunque è risibile, ricordo a tal proposito e a me stesso il caso dei due Marò, al quale ha rinunciato tanto tempo fa a partire da una altro affaire, quello dell’omicidio di Aldo Moro.

E attenzione perchè il caso Moro, del quale si parla quasi esclusivamente relegandolo ad un fatto di cronaca giudiziaria trascurandone la vera essenza che è politica e legata agli equilibri internazionali che in quegli anni si dovevano, ribadisco si dovevano costruire, nelle sue dinamiche profonde è identico al caso di Jamal Khashoggi, come a quello di Giulio Regeni, tanto è evidente questo dato che la colpa dell’omicidio di tutti e tre questi disgraziati, nel senso di colpiti da una disgrazia, a chi è stata imputata?
Ai servizi segreti deviati.

Non esistono servizi segreti deviati questo deve essere detto e chiarito: esistono soltanto operatori , sempre meno istituzionali e sempre più mercenari, che agiscono in ossequio ad ordini precisi ed ai quali non si può opporre alcuna contestazione etica.

Per riassumere, il mondo contemporaneo, e per quanto ci riguarda il nostro Paese, è esposto a dinamiche internazionali che esplodono a livello locale con fatti incomprensibili alle masse che vengono spettacolarizzati per relegarli ad episodi  mediatici.

Questo modo d’agire rientra nell’ambito della I guerra mondiale permanente che genera il fenomeno della Minaccia Ibrida, ossia il ricorso, comunque affatto nuovo, a qualsiasi mezzo per raggiungere il proprio scopo indipendentemente dagli effetti collaterali. Tutti noi.

La soluzione dell’enigma Khashoggi, Regeni e Moro va ricercata a partire da questa consapevolezza. 


sabato 13 ottobre 2018

Ben tornata Guerra Fredda. Siamo alle solite: la guerra con ogni mezzo, ossia la Minaccia Ibrida.



Il mondo d’oggi è in grande fermento: è in corso una partita a carte coperte i cui risultati ed effetti, quando queste verrano scoperte avranno già influenzato i nostri.

L’analisi dei fatti, soprattutto di quelli considerati  marginali, rappresenta l’unico strumento concesso a chi non è della partita per comprendere cosa si agita al di sopra della propria testa.

Ovviamente tanto maggiore sarà il peso di questi interessi, tanto maggiori saranno i mezzi a disposizione per cercare di fronteggiare eventuali minacce. Se hai un patrimonio finanziario consistente e investimenti spalmati in diversificate aree del globo non ti mancheranno di certo le possibilità di tutela.

Ma se appartieni a quel ceto, diciamo medio e borghese, che combatte la sua guerra quotidiana, sei assolutamente vulnerabile a qualsiasi minaccia scaturisca dai grandi giochi a cui altri, quelli di cui sopra, partecipano.

Rassegnarsi non è di certo un’opzione pregevole e quindi fondamentale ricorrere agli strumenti a portata di mano come l’auto informazione finalizzata alla formazione di un proprio punto di vista propedeutico a quelle scelte, apparentemente banali, che compiamo quotidianamente e che sono alla nostra portata.

Esiste una forte distonia tra quello che la folla, tutti noi, subiamo e la possibilità che ci è data di intervenire al fine di limitare i danni di quanto è stabilito altrove e senza la nostra diretta partecipazione.

Ecco, proprio la partecipazione è una delle principali caratteristiche della democrazia; un tempo, freschi di esperienza dittatoriale si era sicuri che il modo più efficace per tutelare i propri interessi fosse quello di appartenere ad un partito i cui membri ci rappresentassero mediando per noi in sede parlamentare.

Oggi questa banale considerazione degli fortemente avvertita negli Quaranta del secolo scorso non ha più alcun valore in quanto qualcuno ha deciso e pianificato lo svuotamento concettuale della democrazia rappresentativa e parlamentare quale strumento idoneo alla tutela della comunità.

E’ in fase ormai avanzata e irreversibile un mutamento antropologico finalizzato a sostituire alla folla di cittadini una massa di sudditi.

Com’è accaduto?
Semplicemente attraverso la propaganda di una libertà fine a se stessa che in realtà nascondeva la destrutturazione e perdita di quei valori che avevano trasformato le masse informi, prone alle diverse forme di dittatura, in folle di cittadini consapevoli.

Cosa fare? 
Non dare per scontato nulla di quanto subiamo in termini di propaganda; non accontentarsi mai di quanto ci viene offerto in forma preconfezionata, ma investire tempo nel riflettere anche e soprattutto se può apparirci un esercizio sterile e tutto sommato inutile. Non è mai così perchè è la consapevolezza di sé stessi che rende differente l’essere umano da qualsiasi altro animale sul pianeta.
Non rinunciate in nessun caso alla principale prerogativa dell’uomo: saper fare domande e cercare risposte.

Quanto detto potrà indurre a chiedersi, e già questo comunque è un buon segno, cosa c’entra tutto ciò con la nuova Guerra fredda o Minaccia Ibrida di cui al titolo? Più di quanto si immagini.

La guerra da sempre è stata combattuta con tutti i mezzi a disposizione, anche quando si fronteggiavano eserciti schierati e vestiti come comparse teatrali.
La Guerra fredda, che bene inteso non ha mai avuto termine, veniva caratterizzata dal fatto che la dissuasione nucleare non consentiva un confronto militare diretto tra USA e URSS; ma nonostante ciò, e anzi a maggior ragione, al di sotto di questo livello, le strategie e dinamiche di scontro erano le più disparate.

A me interessa, per dare un senso a quanto sin qui detto, prendere in esame la propaganda quale strumento principale messo in campo durante la Guerra fredda e che oggi ha assunto un ruolo di assoluta preminenza nel confronto tra potenze, grandi, medie e piccole che affollano l’attuale mondo multipolare.

Ci interessa la propaganda in quanto ha come obiettivo quello di influenzare le masse a proprio vantaggio; quindi, e riagganciandomi a quanto sopra esposto, tanto maggiore sarà la capacità del singolo di far ricorso al proprio spirito critico, tanto maggiore sarà possibile contrastare qualsiasi forma di propaganda avrà come obiettivo il nostro mondo inteso come collettività a noi prossima.

Oggi è quanto mai decisivo resistere ad ogni forma di condizionamento dall’esterno per poter conservare quella lucidità di scelta che appartiene, ripeto, al cittadino in quanto membro attivo di una comunità.



giovedì 11 ottobre 2018

Un commando saudita per eliminare un giornalista scomodo? Comprendere la Minaccia Ibrida.

Una fonte interna alla struttura governativa statunitense ha riferito al quotidiano Washington Post che sarebbe partito dallo stesso principe Mohammed bin Salman l’ordine di eliminare il giornalista saudita Jamal Khashoggi, come riferito dal network Al Jazeera.

Il giornalista, considerato uno dei maggiori esponenti del giornalismo saudita, è sparito il 2 ottobre dal consolato saudita di Istambul in Turchia dove si era recato per ottenere un documento che certificasse il divorzio dalla prima moglie.

Forte di una lunga esperienza nel campo dell’informazione, con formazione universitaria negli States, Khashoggi, già vicino alla famiglia reale e considerato un riformista, nel recente passato è stato fortemente critico rispetto all’attuale assetto di potere della famiglia reale. In particolare le divergenze con essa si sarebbero acuite in relazione alla messa al bando della Fratellanza Musulmana considerata come gruppo terrorista.

Il Washington Post oggi, in un articolo inserito nella sezione sicurezza nazionale, riporta la notizia in argomento puntualizzando, e mostrando attraverso le riprese del sistema di video sorveglianza del consolato saudita ad Istambul, il presunto commando che avrebbe condotto e portato a termine l’eliminazione fisica del giornalista sgradito alla casa regnante saudita.

Che la ricerca dell’informazione e il diritto di critica rappresentino senza meno un reale rischio personale, quando il livello della posta in gioco si alza oltre un certo limite, è cosa ovvia.

Sono decine i giornalisti uccisi in ragione del proprio lavoro nell’anno in corso. Il giornalista per quanto più da vicino interessa il campo di studi di Geocrimeacademy è uno degli strumenti principali a cui ricorrono i servizi d’informazione da sempre per svolgere compiti di spionaggio, controspionaggio (magari come agente doppio) e disinformazione.

L’informazione, quale strumento di conoscenza e di propaganda, ancora oggi, e quanto mai oggi, rientra nel novero degli assets privilegiati utili alla realizzazione della Minaccia Ibrida che sottende la strisciante guerra non dichiarata a livello mondiale caratterizzata dalla dinamica del: tutti contro tutti.

La Minaccia Ibrida, definizione contemporanea di un concetto di guerra vecchio nelle sue dinamiche come il mondo stesso, si esprime attraverso qualsiasi strumento sia in grado di soddisfare le esigenze del sistema di riferimento che ad essa ricorre strategicamente per i propri scopi di potere o di difesa da attacchi esterni.

In guerra ed in amore tutto è permesso; può sembrare una banalizzazione, ma a ben vedere è la semplice schematizzazione di naturali dinamiche di confronto  e scontro proprio del genere umano. In natura le cose sono differenti.

Aver eliminato un giornalista ritenuto scomodo in una sede diplomatica in un Paese straniero sottintende alcune scelte molto importanti per definire le relazioni internazionali dei Paesi coinvolti.

La domanda da porsi nel caso specifico, tra le altre,  da porsi é la seguente:
Turchia ed Arabia Saudita, se fosse confermata la responsabilità saudita dell’azione, che tipo di rapporto hanno in relazione al fatto: l’Arabia Saudita ha chiesto o no il permesso ad operare in terra turca? La risposta verrà probabilmente dalle reazioni che potremo analizzare nei prossimi giorni.

Quasi sempre la risposta ai grandi fatti criminali della storia, penso all’esperienza del nostro Paese, può venire soltanto dall’analisi di questo genere di dinamiche in quanto, la pistola fumante non verrà mai fuori e quando ciò avviene si tratta quasi sempre di depistaggi.

Analizzare e comprendere questo genere di fatti, come insegnato nell'ambito del Master di I livello Criminologia della devianza nello Stato di diritto, organizzato da Geocrimeacademy in partenariato con l'università Unicusano, nella dinamica oggettiva e nelle ricadute politico ed economiche, ha sempre avuto una propria importanza, ma nel presente ha assunto una valenza decisiva per porre in essere idonee strategie di condimento della Minaccia Ibrida che incombe sul nostro Paese. 


   

domenica 30 settembre 2018

Homo globalis: la rivincita delle elites di potere sui popoli.

Si rinnova, anche per quest'anno, l'appuntamento presso SpaziOttagoni alla ricerca delle chiavi più idonee alla comprensione del mondo che ci vede sempre meno protagonisti.
Io, per la mia parte parlerò di fine dello Stato, fine della democrazia costituzionale, fine dell'economia capitalista produttiva e definitiva consacrazione della rivincita delle elites di potere sul ceto medio che ha annullato secoli di conquiste di sapere e diritti.



giovedì 20 settembre 2018

Operazione Blue Moon, la vendetta della storia: l'occidente invaso dagli oppiacei sintetici cinesi



La storia è meravigliosa e si ripete uguale a se stessa con sfumature differenti che sottendono sempre le stesse dinamiche.

Roma, 21 marzo 1970, i carabinieri del Nucleo antidroga fanno irruzione su uno dei caratteristici barconi sul Tevere ed arrestano decine di ragazzi che facevano uso di sostanze stupefacenti.

“2.000 giovani si drogavano sul barcone” è il titolo  del quotidiano Il Tempo di Roma, all’epoca vicino all’ambiente dei servizi segreti e della destra parlamentare.

È nata la questione droga in Italia, teoricamente ascrivibile alla guerra psicologica interna nell'ambito della strategia atlantica, finalizzata a demonizzare il movimento del 1968 ed i giovani che in quel periodo avevano assunto una forza sociale in grado di fronteggiare apertamente i poteri ufficiali.

Stiamo parlando dell’Operazione Blue Moon, organizzata dalla C.I.A. statunitense, condivisa e sostenuta in Europa dai paritetici organismi d’intelligence.

Oggi sappiamo molto di questa operazione clandestina ed è agevole documentarsi in rete, ragione per la quale mi limiterò a porre in evidenza alcuni aspetti salienti relativi al contesto e agli scopi dell’iniziativa atlantista.

La C.I.A. aveva già applicato questo genere di protocollo che prevedeva il ricorso alle droghe, LSD in particolare, per fiaccare la vitalità dei giovani statunitensi quale risposta pratica al movimento giovanile di protesta americano scaturito quale contestazione della guerra del Viet Nam, ma che aveva ragioni assai più profonde a partire dal movimento della beat generation.

L’Italia è, tra quelle europee, la nazione con il più attivo, numeroso e composito, movimento giovanile a carattere studentesco ed operaio deciso a combattere apertamente il potere costituito che sostiene, appunto, gli equilibri atlantisti.

Nel 1970 siamo in piena strategia della tensione (1969-1974) teorizzata in Italia nell’incontro pubblico dell’Hotel Parco dei Principi a Roma[1]; è l’anno del rientrato golpe (non può dirsi fallito né tantomeno semplicisticamente tentato, in quanto sebbene in fase già esecutiva, arrivò il contrordine del tutti a casa) del principe nero J.V.Borghese. 

Le forze conservatrici, attraverso gli apparati dello Stato e dell’aristocrazia industriale, sono impegnate a contenere le richieste sempre più pressanti che provengono dagli strati più bassi della società italiana.

In uno scritto precedente abbiamo già messo in luce il pensiero del maggior imprenditore italiano su quel periodo Giovanni Agnelli.

La C.I.A., con la partecipazione attiva dei servizi segreti italiani, dà il via all’operazione Blue Moon che consisteva nell’inondare di eroina le piazze italiane per fronteggiare l’ondata riformista giovanile.

Almeno tre generazioni subiscono inconsciamente gli effetti di questa perversa strategia; i morti per overdose saranno migliaia, i tossicodipendenti decine di migliaia e una famiglia italiana su tre sarà colpita da questa piaga di stato.

Tutto questo, dicevo, rientrava in una ortodossa, dal punto di vista dei servizi segreti, strategia di contenimento di un nemico che all’epoca era rappresentato dai giovani rei di aver spinto troppo oltre l’asticella delle rivendicazioni dei propri diritti e di quelli dei lavoratori: siamo all’autunno caldo del 1969.

Con l’operazione Blue Moon si volevano quindi ottenere due risultati:

  1. contenere le forze vitali giovani in un ambito ortodosso rispetto al potere costituito;
  2. evitare che questa forza vitale spostasse troppo a sinistra la propria forza aumentando il potere dei partiti di sinistra in Italia. 
 
In questi giorni il Sistema Nazionale di Allerta sulle droghe ha comunicato il decesso, avvenuto nel 2017, di un uomo di 39 anni per aver assunto Ocfentanil venduto come eroina.

E recentemente la mia attenzione si è soffermata su un rapporto d’analisi pubblicato dal centro studi RAND Corporation, Ricerca e Sviluppo, fondato negli States nel 1946 con il supporto del Dipartimento della Difesa.

L’elaborato d’analisi si intitola: Evoluzione della crisi di overdosi: comprendere il ruolo della Cina nella produzione e commercializzazione di oppiacei sintetici.il report denuncia un'impennata della presenza e del conseguente consumo di oppiacei sintetici in America.

Il report denuncia un'impennata della presenza e del conseguente consumo di oppiacei sintetici negli Stati uniti d'America; le  indagini degli organi investigativi statunitensi fanno chiaramente  far risalire l'origine e la provenienza di tali sostanze alla Cina.

Queste sostanze, classificate come oppiacei sintetici fra le altre sono: l'ossicodone, l'hydrocodone, il fentanyl.  Al fine di controllare la crescita esponenziale del problema, il governo statunitense ha esaminato e preso in considerazione la possibilità di una manovra diplomatica finalizzata ad ottenere, da parte dell'autorità governative cinesi, un maggiore controllo del complesso industriale chimico-farmaceutico.
 
Ora appare fin troppo chiaro che, come detto in premessa, la storia si ripete e questa volta a farne le spese sarà l’Occidente; negli Stati Uniti il fenomeno è già esploso a causa della dimensione e drammaticità.

In Italia probabilmente siamo solo all’inizio, ma attenzione perchè il successo negli States è  dovuto alla facilità di reperibilità ed al prezzo estremamente contenuto a fronte di effetti allucinogeni estremi quindi una dinamica di ampia diffusione è altamente probabile.

Adattando un vecchio adagio possiamo dire che l’oppio è l’oppio dei popoli.




[1]    Dal 3 al 5 maggio 1965 l’Istituto di studi militari Alberto Pollio organizzò a Roma, all'hotel Parco dei principi, il  ben noto convegno sulla «guerra rivoluzionaria» che viene usualmente considerato l'atto di nascita ideologico della «Strategia della tensione 1969-1974».



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