venerdì 28 luglio 2017

L’Italia in tensione.

Ancora segnali: va montando pericolosamente una marea spuria d’interessi che avvertono esattamente come gli sciacalli il corpo del Paese trasformarsi in un cadavere alla mercé dei convitati. 

Per capire quello che accade nel nostro Paese dobbiamo ancora oggi partire dalla considerazione che noi, più degli altri Paesi occidentali, subiamo (per motivi geopolitici e geoeconomici) gli effetti dei cambiamenti d’amministrazione negli Stati Uniti; questo è un fatto oggettivo che si arguisce riflettendo sui mutamenti delle relazioni ed equilibri internazionali che, per quanto ci riguarda, interessano la sfera europea e mediorientale.

In tale quadro, e ciò premesso, registriamo che in pochi giorni l’amministrazione francese ci ha mollato impunitamente tre ceffoni in pieno viso e affatto indolori: il dossier TIM, vale a dire il futuro della trasmissione dati in Italia; il dossier Libia, vale a dire le fonti energetiche e la strumentale questione migranti; la nazionalizzazione della partecipata di Fincantieri, vale a dire una grossa quota di mercato del settore che avevamo guadagnato salvando la loro decotta azienda.
Non mi dilungo sul tema  della nostra attuale forza di mediazione internazionale.
La politica interna: qui fate voi, ma in ogni caso, così come stanno le cose, nonostante le prossime elezioni, nessuno sarà in grado di ribaltare una situazione oramai fortemente stabilizzata a favore di un capitalismo finanziario internazionalizzato che dei nostri interessi patrii poco se ne importa.

In questi frangenti in Italia si mette automaticamente in moto la medesima e asfittica dinamica del tutti contro tutti, ma soprattuto tutti contro gli italiani. 

Ogni centro di potere, quei pochi e pressoché ininfluenti a livello internazionale, coagulo d’interessi privati, si agita chiamando alle armi scagnozzi pubblici e mercenari delegando loro trattative pericolose e soprattutto incomprensibili ai più. 
Ancora una volta bisogna annusare l’aria, mettere insieme fatti, notizie, libri, rapporti, articoli, storie, e riflettere per trovare le connessioni e intuire cosa accade, potrà accadere e accadrà.

Questo Paese di periodi simili ne ha già vissuti molti e in ogni occasione ha perso qualcosa della sua anima sacrificando alla tavola di pochi il benessere dei più.
I segnali interni sono evidenti: una crisi politica sclerotizzata in discussioni risibili; una situazione economica deflazionistica; il dialogo tra Tizio e Caio  - affinché Sempronio intenda  - tramite i messaggi che vengono affidati alle parole di vecchie cariatidi di una criminalità che non c’è più (per come essi la rappresentavano) e alle iniziative tempestivamente ineccepibili della magistratura.

Conosciamo questo spartito, lo abbiamo studiato a fondo: è la parte profonda dello Stato che come sempre annusa per tempo l’aria e ne controlla il cambiamento.

Ma un tempo quello Stato Profondo aveva una ben radicata anima forgiata sin dagli albori dello Stato Unitario e passata alla prova del Fascismo e della Repubblica: ma l’attuale incarnazione dello Stato Profondo riuscirà a mantenere in vita il corpo esausto di questo Paese per poter continuare a rubarne l’anima vendendola per denaro ed effimero potere?


Insomma in ogni caso non scorgo paladini dell'interesse nazionale all'orizzonte; e allora se a nessuno interessa il futuro di questo Paese chiudiamo i battenti e diamo ragione a chi come Jean Jaques Rousseau sosteneva che è difficilissimo insegnare alla gente ad essere libera.


lunedì 17 luglio 2017

1978 - l’Affaire Moro e degli uomini della scorta.

Pretesto: …la macchina della scorta aveva entrambe le portiere del lato destro aperte; una persona ferma sul lato destro, angolo posteriore ad una ventina di metri da Pistolesi indossava un passamontagna con una striscia rossa al centro

(Paolo Pistolesi gestiva con il padre un’edicola di giornali, alle ore 9.00 vide passare a forte velocità le auto della scorta dell’onorevole Aldo Moro)


L’Affaire Moro e degli uomini della scorta è di enorme importanza nella temperie contemporanea che l’Italia vive. 
L’analisi di questo passaggio ancora non storico, tanto pesa sulle dinamiche interne al Paese, è decisiva e deve essere squadernata sul tavolo della politica contemporanea. Questo passaggio non sarà certo a somma zero comportando morti e feriti sotto il profilo politico e sociale. 
E’ questo Paese disposto disposto a superare l’analisi di tre momenti fondamentali della sua storia:

  1. processo unitario;
  2. fase armistiziale;
  3. Affaire Moro e degli uomini della scorta?

Non è più possibile navigare a vista: pena la dissoluzione completa.

Processi, commissioni d’inchiesta, pubblicistica: 39 anni e una domanda: perchè un solo componente a volto coperto?
Ma in fondo neanche questa è la domanda sarà dirimente, ce n’è perlomeno qualcun’altra. 

L’Affaire Moro e degli uomini della scorta, a quarant’anni dalla sua messa in scena, perchè di questo si trattò: di una tragicomica messa in scena, rappresenta un’occasione, l’opportunità di scoprire questo Paese, comprenderlo e ricomporne la natura che l’Affaire Moro e gli uomini della scorta ha messo in diamantina evidenza. 

Tragico per le ovvie conseguenze fisiche sulle persone quanto per quelle morali che hanno influito sui familiari, ma anche sui testimoni diretti, come sui protagonisti  stessi, costretti ad un continuo aggiustamento delle rispettive verità dovendo vilipendere la propria coscienza e la propria intelligenza.

Comico per come si svolse l’agguato, per l’inefficienza degli operatori brigatisti e delle rispettive armi che si inceppavano, si perdevano per strada, neanche capaci dell’unico compito affidatogli: fermare le auto di scorta tra le due auto sistemate a bella posta per celare i professionisti, quelli si all’altezza, nonostante tutto, del compito assegnato. 

Comico per l’andirivieni delle stesse autovetture usate per l’agguato nei giorni precedenti nella stessa zona o per il sorriso, riferito da un testimone, scambiato con il conducente della Fiat 130 mentre con a bordo il sequestrato si allontana dal luogo della messa in scena. 

Ancora comico per i brigatisti che fanno colazione nei pressi del teatro dell’agguato: ma d’altro canto perchè rinunciare ad un corroborante caffè nell’immediatezza dell’azione: siamo pur sempre italiani.

E’ comico il tutto, e quindi diviene per ciò stesso ancor più tragico quanto avvenne quella mattina in Italia. 
Come rendere omaggio a quei morti, a tutte le persone che in ogni caso vittime o carnefici furono coinvolte in quei fatti: questa è l’unica domanda a cui bisogna rispondere, prim’ancora che alle altre.

Ebbene, l’omaggio a quegli italiani sarebbe anche l’omaggio agli italiani come categoria sociale storica.

L’Affaire Moro e degli uomini della scorta, deve, e noi lo faremo con tutti i nostri limiti, mettere in risalto il ruolo del Sommerso della Repubblica, della profondità dello Stato che ha alimentato, e continua ad alimentare, una vasta area della società italiana disinteressata ai valori costituzionali certificati nella Carta che è stata il frutto dell’unico momento di condivisione nazionale di una visione di questo Paese fondata su quello che non si sarebbe più voluto per le generazioni future:  il fascismo. Senza però, e questo è il tumore che cresceva, ammettere che il fascismo era stato il frutto dell’ennesima misconoscenza storica. 


Quindi, perchè uno solo dei componenti del gruppo di fuoco che operò in via Fani aveva il viso nascosto alla scena? Un attore si mette in mostra, e i brigatisti lo fecero prima e dopo i fatti. Perchè uno non sentì il bisogno di mostrarsi: perchè preferì il Sommerso della Repubblica?

domenica 2 luglio 2017

Dov'é lo Stato?


Il piacere di chi storico non è, ma fa ricerca storica, risiede nell’assoluta libertà d’azione che, pur mantenendo il giusto rigore nella ricerca, può cedere al lusso di smarcarsi temporaneamente dall’oggetto primario della ricerca stessa. In altre parole, girovagare per le letture lasciandosi andare per seguire pensieri e idee che nascono strada facendo.
Questo ben inteso è un limite, forse.

E allora può capitare che, cercando di comprendere il contesto che ha favorito lo sviluppo della così detta strategia della tensione in Italia, ci si imbatta in un testo come questo: 
“… un tempo, la borghesia si permetteva di fare del liberalismo, difendeva le libertà democratico-borghesi e, in tal modo, si creava una popolarità. Oggi del liberalismo non è rimasta traccia: non vi è più "libertà individuale” e i diritti della persona sono riconosciuti solo a chi ha il capitale, mentre tutti gli altri cittadini sono considerati come grezzo materiale umano, buono soltanto per essere sfruttato …”.

Interessante, e allora si può capire e indulgere benevolmente con se stessi se uno si lascia trasportare dal testo per approfondire. E già, perchè l’argomento appare subito, a prima lettura utile per capire la nostra attuale condizione di uomini sociali, economici e politici, di cittadini, in relazione ai soggetti espressi: la borghesia, il liberalismo, la popolarità (o populismo), la libertà individuale, i diritti della persona, il capitale, i cittadini quale materiale buono per essere sfruttato

Ma non basta:
“… viene calpestato il principio dell'uguaglianza dei diritti degli uomini e delle nazioni: esso è sostituito dal principio dei pieni diritti solo per la minoranza degli sfruttatori e dalla mancanza di diritti per la maggioranza sfruttata dei cittadini …”.

Giuseppe Mazzini; ricordo uno dei primi volumi di un certo valore di cui ho memoria: Diritti e Doveri dell’uomo, nel quale il fautore di una Repubblica Italiana argomentava proprio sulle libertà dell’individuo nello Stato al pari dei suoi doveri verso lo Stato. La Nazione e le sue libertà nei confronti delle altre consorelle, nulla a che vedere con l’avvilente sudditanza comunitaria di cui siamo oggi vittima, vedasi tema Migranti, ma un rapporto paritario in considerazione del valore oggettivo di cui si è portatori. 

Ovviamente mi lascio andare oltre e penso alla borghesia italiana che del Risorgimento è stata l’anima, e quindi proseguo nella lettura:
“… prima la borghesia era considerata la guida della nazione: essa difendeva i diritti e l'indipendenza della nazione e li poneva “al di sopra di tutto”. Ora non vi è più traccia del "principio nazionale”, oggi la borghesia vende i diritti e l'indipendenza della nazione per dei dollari …”
No, ovviamente non può essere il rivoluzionario genovese a lanciare quest’allarme. 

Un allarme a cui bisogna necessariamente prestare la massima attenzione perchè calato nella situazione attuale, tanto nella nostra società nazionale quanto in quella europea e direi anche genericamente occidentale. 
Svilimento dei principi di libertà, delle diverse libertà, dei concetti di Stato e di Nazione. Siamo senz’altro alle prese con un reazionario, conservatore, nostalgico e, direbbero in molti, anche fascista.

Brani tratti dall’ultimo discorso ufficiale nell’ambito dei lavori del XIX Congresso del PCUS pronunciato il 14 ottobre 1952 da Ио́сиф Виссарио́нович Джугашви́ли detto STALIN, l’ultimo del grande Padre e il primo dal 1945; insomma un Congresso di quelli importanti, di quelli in cui i partiti nel Novecento delineavano linee programmatiche ad opera per lo più di Statisti

E’ il discorso che aprirà la strada al fenomeno della distensione del quale si farà paladino il suo successore Nikita Krusciov chiamando i dirigenti comunisti dell’Internazionale a conquistare i cuori delle masse non con le armi ma con la propaganda abbandonando l’idea del colpo di mano. Insomma seguendo la via italiana al comunismo, ma questa è un’altra storia davvero, che mi riporterebbe al tema della strategia italiana della tensione.
In sostanza quel reazionario di Stalin nel 1952 ridicolizzava le classi borghesi che andavano rinunciando alla propria ragione d’essere nella società, non é possibile, non è credibile, non è giustificabile oggi meravigliarsi del divario, del solco che separa ricchezza dalla povertà.
E allora forse iniziano a chiarirsi anche le dinamiche sociali che hanno determinato l’avvilente situazione sociale nella quale viviamo sempre meno consapevolmente. Sempre a sinistra, Marx nel suo Il Capitale aveva anticipato l’evoluzione attuale del capitalismo verso una finanziarizzazione iperbolica completamente scevra da ancoraggi legati al valore sociale della produzione in termini di redistribuzione sotto varie forme. 

Da ragazzo sentivo parlare del SIM, lo Stato Imperialista delle Multinazionali; da abbattere. Come spesso accade a teorie giuste seguono pratiche sbagliate, e persino Stalin, come abbiamo visto, lo aveva già preconizzato: lo Stato non si abbatte si costruisce e sostiene dandogli una forma condivisa e condivisibile. 

Non aver dato allo Stato nazionale una consistenza propriamente democratica, a partire dall’eliminazione dei partiti come forma organizzativa, per noi culminata con il Colpo allo Stato della stagione 92-94, ha svuotato lo Stato della sua essenza rappresentativa che ne era la linfa vitale. Ed eccoci qui.
Avevo iniziato la mia ricerca partendo dalla strategia della tensione, e come spesso accade, mi sono imbattuto in un tema apparentemente incongruente, il discorso di Stalin; ma così non è, perchè quella tensione sociale che si ricercava con le bombe, e i morti a partire da ben prima del 1969, in fondo è stata sfruttata per eliminare con il tempo lo Stato nazionale in Italia.

E infatti oggi rispetto allo Stato Imperialista delle Multinazionali abbiamo la sua mutazione genetica, per dirla con Luciano Gallino in Finanzcapitalismo, un bel libro che consiglio a tutti di leggere per capire cosa siamo e cosa saremo se non si cambia tendenza: “… le Mega-macchine sociali: così sono state definite le grandi organizzazioni gerarchiche che usano masse di esseri umani come componenti o servo-unità …”.
Io ho aggiunto un ulteriore tassello, e ora posso tornare alle mie ricerche.


Ps. la sinistra aveva gli strumenti teorici per capire, ma non l’ha fatto, e non importa perché, la destra doveva capire, e non l’ha fatto, e non importa perchè.

giovedì 29 giugno 2017

Afghanistan e Stato Islamico: si riparte dal via.

La BBC con un tempismo tutto britannico ci informa che lo Stato Islamico è stato sconfitto, perlomeno nella sua capitale Mosul; interessante il servizio che ce ne da contezza
Un tempismo che si riverbera su quanto va accadendo in queste ore a Bruxelles nelle stanze del quartier generale della NATO, dove tra le altre cose in sessione plenaria si discute del tema Afghanistan. Ricordo che è ancora in forza, da due anni, l’operazione Resolute Support forte di un contingente di 13.450 uomini, circa la metà americani, impegnati nell’addestramento dell’esercito regolare afghano. 

E’ un tema caldo quello dell’Afghanistan perchè gli statunitensi non ci si raccapezzano proprio, e dopo 17 anni di guerra sul terreno la situazione è esattamente quella del 2001: i Talebani, ormai la seconda generazione degli studenti addestrati nelle madrasse nell’area tribale di confine con il Pakistan, si sono ripresi esattamente gli stessi territori da cui erano stati cacciati appunto nel 2001 con l’operazione di appoggio all’Alleanza del Nord del Leone del Panshir Ahmad Shah Massoud, ucciso quando non serviva più; era giunto il momento dell’operazione Enduring Freedom.
Un continuo fallimento.

Nella conferenza stampa tenuta ieri il segretario generale dell’Alleanza del Trattato del Nord Atlantico, Jens Stoltenberg ha fatto sapere che quindici membri della Nato hanno già promesso di inviare nuovi uomini, truppe addizionali, in quanto la situazione sul campo si va deteriorando: ben svegliato. In effetti già da qualche tempo le operazioni hanno assunto un carattere più propriamente bellico come dimostra l’operazione nei confronti di un nucleo di 82 combattenti, dello Stato ISlamico che sono stati colpiti da una bomba la MOAB come confermato in sede di conferenza stampa dallo speaker della Casa Bianca.
Ma come lo Stato ISlamico?

E si perchè da tempo, anzi sin dalla nascita dello Stato Islamico In Siria e Iraq, questi considera l’Afghanistan una provincia del suo califfato, il Khorasan, che si allunga fino a comprendere il Pakistan, e quindi non avrebbe meravigliare che avendo subito la forte pressione in Siria e Iraq si sia spostato per tempo dove si sente protetto, appunto in Afghanistan. 
E quindi siamo tornati al punto di partenza, dove tutto ebbe inizio quel 7 ottobre 2001 quando sull’onda dell’attentato alle torri gemelle di New York si partì per la guerra al Male. 

Sarebbe facile sorridere nel constatare che morti e soldi non sono serviti a nulla, forse; o meglio, di certo non sono serviti a sconfiggere il Male che di soldi e morti si ciba pantagruelicamente.
Comunque questo è lo stato dell’arte: si riparte dal via e sotto con i dadi.

Inciso a margine: se, come pare logico saremo chiamati a dare il nostro contributo militare è possibile chiedere in cambio un aiutino sul dossier migranti?

domenica 4 giugno 2017

Londra 2017, Palermo 1862: Pugnalatori di ieri e pugnalatori di oggi, ma lo spartito è sempre lo stesso.

Londra,  23:00 circa del 3 giugno 2017, ennesimo atto di terrorismo: furgone sulla folla gli appartenenti al commando in fuga armati di coltello pugnalano e sgozzano persone: sette morti.

Palermo, 1° ottobre 1862: la cronaca registra l’accoltellamento di tredici persone senza alcun collegamento logico a legarne la scelta, se non l'identico abbigliamento dei sicari. Solo uno dei pugnalatori fu arrestato, tale Angelo d’Angelo con passato da spia della polizia borbonica. 

Pugnalatori di ieri e pugnalatori di oggi: è sempre lo stesso spartito.

Il d’Angelo al processo dichiarò di essere stato ingaggiato dietro compenso da Gaetano Castelli per far parte di un gruppo di sicari con il compito di pugnalare persone scelte a caso per strada ogni quel volta avessero  ricevuto l'ordine di agire.
Per comprendere questo episodio dobbiamo metterlo in relazione con il particolare momento storico-politico in cui è avvenuto. 

Dalla Sicilia nel 1862, ancora una volta, aveva iniziato a soffiare forte il vento della rivoluzione favorendo la spedizione di Garibaldi alla volta di Roma per liberarla e unirla al resto dell’Italia. Erano i tempi in cui si stava facendo l'Italia unita e sullo sfondo della situazione politica si agitavano le idee circa il futuro assetto costituzionale del Paese, diverse e spesso conflittuali:  quelle liberali del nord sabaudo, impersonificate dal conte di Cavour, l'approccio repubblicano del Mazzini e quello democratico del Generale. Impostazioni diverse che spesso sfociavano in aperti contrasti allorché Garibaldi, nel forzare i tempi della storia, si trovava ad assumere  iniziative in netto contrasto con la politica del Cavour.

Nel caso specifico il problema di fondo era che il governo italiano non poteva alienarsi le simpatie francesi che sarebbero venute meno qualora i garibaldini fossero riusciti nell’intento di liberare la sede del papato mettendo fine al potere temporale del vescovo di Roma. Fermato, quindi, fisicamente Garibaldi sull'Aspromonte nel famoso episodio del suo ferimento, bisognava placare la piazza palermitana: necessitava un’azione diversiva concretizzatasi poi nell'atto terroristico portato avanti dai pugnalatori, con il risultato di spostare l’attenzione su questo secondo piano alienando l'interesse della opinione pubblica dai fatti d’Aspromonte.

Ecco come e perché lo “Stato”, nel caso di specie il governo Piemontese, per questioni d’interesse nazionale, ovvero le buone relazioni con la Francia, ha fatto ricorso per il tramite dell’Alta Polizia, cioè servizi segreti dell’epoca, alla criminalità per instillare il terrore nella popolazione allo scopo di intimorirla e frenarne gli impulsi, ristabilendo l'ordine pubblico.
La storia del nostro paese, e non solo, è disseminata di fenomeni che richiamano questo appena narrato e come questo sono avvolti da mistero ma finalizzati ad uno scopo preciso. 
Piazza Fontana (1969), Peteano (1972), piazza della Loggia (1974), treno Italicus (1974), stazione di Bologna (1980), rapido 904 (1984). 
Questi sei episodi di terrorismo stragista sono, con le rispettive caratteristiche, portatori di uno specifico messaggio, nascondono un segreto e sono attività di uno strumento operativo. 

Di nessuno abbiamo i mandanti e solo per Bologna gli esecutori, sebbene va detto con chiarezza che sono sempre più coloro che non credono, ed io tra questi, alla responsabilità della Mambro e di Fioravanti quali autori materiali. Per tutte queste stragi si sono individuati responsabili di comodo, di volta in volta estremisti di vario colore, scaricando le responsabilità sulla logica meccanica della teoria degli opposti estremismi. E’ un falso, e con il tempo emergono sempre maggiori indizi in questo senso. Certo gli autori materiali sono stati senza meno per la maggior parte dei casi dei personaggi gravitanti nelle diverse aree dell’estremismo di quei tempi, ma si è trattato di strumenti più o meno consapevoli.

Prendiamo i fatti del 16 marzo 1978, l’agguato di via Mario Fani nel quale venne sterminata la scorta dell’onorevole Aldo Moro. Ormai si vanno aggiungendo, con un ritmo sempre più incalzante, quasi un’onda montante nel cammino che ci porterà il prossimo anno al quarantennale dei fatti, nuovi pezzi di "verità", testimonianze, fotografie, perizie postume, deduzioni, ipotesi, ma una cosa appare oramai incontrovertibile: non c’erano solo appartenenti alla Brigate Rosse, quella mattina di marzo in via Fani, ad aver giocato un ruolo attivo nella strage. E persino i membri delle BR avevano una consapevolezza limitata rispetto all’operazione Fritz e spesso contrastante rispetto agli altri componenti del gruppo.


E allora si può parlare a ragione non già di uno strumento che ha portato a termine l’operazione ma di più strumenti. Ora se, come pare, gli strumenti  erano diversi è chiaro che gli interessi erano altrettanto plurimi. Siamo quindi in presenza di un atto stragistico-terroristico particolare. Siamo in presenza di un’operazione politica strutturata con più attori e molteplici interessi. 

Anche Paolo Borsellino, ricordo sempre, ebbe a dire poco prima di essere vittima egli stesso di dinamiche di questo genere: c’è stata la saldatura d’interessi.

Questo nostro Paese è sempre stato, da sempre, vittima di grandi interessi internazionali e continua ad esserlo. Comprendere le dinamiche delle stragi perpetrate sul nostro territorio nel passato è fondamentale per decifrare quanto accade anche oggi. Ad esempio non si comprende ancora il perché  dell’omicidio di Giulio Regeni, ultima vittima di questi giochi di potere, e sicuramente non si comprenderà neanche il relativo messaggio in quanto il segreto che lo sottende è riservato a pochi.

Ma allora come rapportarsi a questi fatti? Il primo passo è comprenderne gli elementi strutturali e sempre presenti: interessi, soggetti e strumenti. E solo successivamente si può pensare di arrivare al segreto e quindi al potere sottostante.

Ora, e per concludere questo scritto, la storia di questo Paese insegna molte cose. Abbiamo vissuto gli anni che ci separano dal 10 luglio 1943, data dello sbarco alleato in Sicilia, immersi nelle dinamiche di potere che travalicano i nostri confini geografici. Abbiamo subito queste dinamiche al punto che i vari governi che si sono succeduti non hanno avuto la forza di denunciare atti criminali che hanno sparso sangue italiano sacrificandolo ad un interesse nazionale che molto aveva di interesse e meno di nazionale.

Oggi la situazione non è affatto cambiata, anzi si è aggravata in quanto il terreno di scontro non è più limitato ai nostri confini ma è divenuto globale e tuttavia ci vede ancora attori, sebbene passivi, di primo piano. Al pericolo sovietico è stato sostituito quello islamico, per il resto le dinamiche sono le stesse. E allora se a Londra viene perpetuata una strage qual è il suo senso, il suo movente? Guardiamo l’esecutore, parliamo del suo retroterra o ci interroghiamo sul perché? 

In sostanza davvero qualcuno crede allo scontro di civiltà in quanto fine e  non già mero strumento di una strategia tutta interna ad interessi economici transnazionali che non hanno patria e non possono che essere espressione di conglomerate di potere tanto forti da poter gestire le politiche di quelle entità, gli stati, che ancora qualcuno ingenuamente ritiene essere monoliti a difesa dei popoli? 

E' evidente quanto la situazione internazionale pesi su queste dinamiche, basti pensare agli interessi che modellano i conflitti mediorientali paludandone le motivazioni rispetto alle differenti interpretazioni dell'islam sunnita/sciita per coprire interessi senz'altro profani. 

O ci si rende conto che Stati e Democrazie non esistono che formalmente, o è meglio arrendersi all’evidenza della forza delle conglomerate di potere e, facendo buon viso a cattivo gioco, piegare la testa.


Compiti a casa: 

  • perché in via Fani c’erano più strumenti chiamati ad agire?
  • qual è il segreto che si nasconde dietro i recenti attentati in Inghilterra?

domenica 28 maggio 2017

Novus Ordo Seclorum

…nasce da capo un grande ciclo di secoli…al nascente fanciullo - per cui scompar dal mondo la stirpe di ferro e risorge quella dell’oro…
Virgilio, Egogla IV

…ci sono due modi per conquistare e sottomettere una nazione ed il suo popolo: uno è con la spada, l’altro è controllando il suo debito…
John Adams, presidente degli Stati Uniti…


È morto Zbigniew Brzezinski consulente del Center for Strategic and International Studies e già National Security Advisor per il presidente Jimmy Carter nel periodo del suo mandato presidenziale dal 1977 al 1981. Di uomini di questa caratura e livello si dice sempre di tutto ed il suo contrario. 

Io, a causa dei miei studi attuali, lo associo ad un altro colosso del secolo passato e non solo di quello, come vedremo a breve, Henry Kissinger. Per chi avesse voglia di esercitarsi nell’arte di osservare il potere reale nei suoi tratti fisiognomici consiglio la visione di questo passaggio al Nobel Peace Prize Forum Oslo.

Associo questi due strateghi alle mie ricerche sull’affaire Moro perché nella ricerca dei motivi che avrebbero portato al tragico epilogo terreno dello statista pugliese mi sono trovato a dover evidenziare l’astio, dichiarato anche con una spesso evocata minaccia di morte, sicuramente di natura politica, nei suoi confronti risalente al 1974 da parte di Kissinger nella sua veste di segretario di stato, nonché consigliere per la sicurezza nazionale fino al 1975, e consigliere del presidente repubblicano Richard Nixon (e poi del suo successore Gerald Ford fino al 20 gennaio 1977).

Zbigniew Brzezinski è entrato nella storia a cavallo di due secoli per vari motivi che ognuno, volendo, potrà ricercare. 

Tuttavia deve essere messo nella corretta luce il fatto che all’epoca del sequestro di Aldo Moro e della strage di via Fani, due episodi che non possono essere considerati solamente quale unicum storico, il consigliere per la sicurezza nazionale in carica non era Kissinger ma proprio il Nostro. 

Ad ogni modo il mio interesse in questo scritto si concentra sul punto di vista geopolitico di Brzezinski, la sua visione, e soprattutto quella più recente, sui fatti del mondo esplicata chiaramente in uno  scritto pubblicato sul sito The American Interest nel quale parla di Nuovo Allineamento Globale in politica internazionale riconoscendo, e non è cosa da trascurare per le implicazioni che ne conseguono, la perdita del ruolo di potenza egemone degli Stati Uniti. 

Gli aspetti più interessanti per noi, oggigiorno, riflettendo sull’attuale politica estera statunitense, attengono a tre considerazioni essenziali: 
  • a decidere del futuro nuovo allineamento mondiale non possono essere chiamati che gli USA, la Russia e la Cina; 
  • la colpa dell’attuale situazione esplosiva mondiale è sostanzialmente dovuta a secoli di politiche coloniali degli europei, per cui i popoli oppressi si ribellano essendo pieni di odio per il passato; 
  • l’Europa potrà tutt’al più rientrare nella sfera d’influenza della Russia del dopo Putin. Il tutto con l’amara considerazione che i prossimi venti anni saranno sicuramente anni difficili e pericolosi. 
Quindi, per grandi linee, miei cari francesi, britannici e tedeschi, mettetevi l’anima in pace: il fulcro del mondo resterà   Israele, mentre l'Italietta continuerà a sopravvivere nel suo mondo di mezzo (pare ci sia inopinabilmente congeniale).

Io non andrei oltre in quanto i personaggi citati hanno una tale portata che meritano ben più adeguati commenti; ma una cosa è chiara: la sveglia all’Europa condita di richiesta di soldi per la NATO, la politica americana nei confronti della Russia, i rapporti con la Cina, l’apertura all’Iran e i miliardi di armi ai sauditi sono elementi assolutamente congrui alla visione del Nostro. 
In sostanza: se quanto auspicato non si concretizza salta tutto e fa boom! 

p.s. non mi sono soffermato sul ruolo, e quindi sulla visione, del Zbigniew Brzezinski all’epoca dell’uccisione dei membri della scorta e del sequestro di Aldo Moro perché questo storia merita specifici approfondimenti che tuttavia seguiranno.




mercoledì 24 maggio 2017

Terrore e messaggio Capaci e Manchester



Il terrorismo moderno, per lo meno in Europa, ha calato la sua maschera artatamente connotata dal velo islamico, liberandosi via via di quella che sembrava essere la sua caratteristica principale ovvero quella di seminare il terrore punendo l'Occidente impuro e miscredente e destabilizzandolo per imporre poi un ordine dettato dal profeta. 

Appare, oggi più che mai chiaro che gli atti terroristici mirano solo a veicolare messaggi che le parti in causa si scambiano da lontano.
Parlando degli attentati recenti in Inghilterra appare evidente che in quel Paese e su quel Paese ora ci sia qualcosa da dire e molto da fare. Ricordiamo solo due cose: Brexit ed Elezioni ANTICIPATE. Il precedente messaggio lanciato con l'attentato in prossimità del parlamento inglese non aveva sortito effetto oppure meritava una risposta che è giunta con questo ultimo vigliacco gesto.

In questi giorni si ripete il becero e fastidioso rituale commemorativo dei fatti di Capaci. E allora facciamo mente locale alle stragi che ne sono seguite. Anche in quel caso si trattava esclusivamente di violenti messaggi che conglomerate di potere si scambiavano a distanza nella ricerca di un equilibro che potesse porsi alla base degli anni a seguire.  

E allora chi manda quale messaggio a chi? P.P. Pasolini ebbe a scrivere: non le prove ma io so. Io invece socraticamente posso affermare: io so di non sapere. Figuriamoci poi se posso parlare di prove. Certo è che la mia idea me la sono fatta ma questa non aggiungerebbe alcunché al senso di questo scritto. Tuttavia è certo che questi attentati in stile contemporaneo siano esattamente ciò che sono: messaggi.
Bisogna evidenziare questa chiave di lettura del terrorismo dei nostri giorni per evitare di cadere nella trappola mediatica dell’equazione terrorismo=ISIS.

Lo Stato Islamico esso stesso mero strumento si serve di insignificanti e sacrificabili disperati che si fanno saltare in aria aderendo, i primo ai desiderata di chi lo ha creato, alimentato esostenuto.
Ripeterò allo sfinimento che i fenomeni di insorgenza e terrorismo, al pari delle mafie di varia natura possono essere agevolmente sconfitti e se questo non avviene è per due ordini di motivi: economico il primo, tattico il secondo. Terrorismi vari e mafie varie creano moneta contante e mettono a disposizione ottimi “postini” a cui far ricorso per mandare messaggi quando il caso lo richiede.

Poi volendo potrei parlare del modo in cui si creano le varie organizzazioni mafiose o terroristiche perché se un sistema funziona è ovvio che debba essere alimentato. Ma facciamo un passo alla volta, io non ho alcuna fretta.

P.S. io inizierei a diffidare di coloro i quali ricorrono all’iconografia del santino Falcone-Borsellino: non sono sinceri.

domenica 14 maggio 2017

Di vita ce n'è una sola: cercasi identità nazionale




Quando Tomasi di Lampedusa scrisse “Il Gattopardo” probabilmente venne ispirato, o comunque di certo aveva ancora in mente, il romanzo “I Vicerè” di Federico de Roberto: lettura fondamentale per chi volesse comprendere come il Potere pensa sé stesso e reagisce alle interferenze esterne che ne mettono in dubbio l’esistenza e la continuità storica. 

Quella famosa frase cambiare tutto affinché nulla cambi è di certo significativa dell’opera, ma a me ha sempre accattivato il passaggio del principe di Salina: ... noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra... 
Potere, presunzione, previsione nefasta sul futuro del quale si approprieranno sciacalletti, fino alla rassegnazione nichilista dell’agire umano. 
Orbene -digressione- oltre a sottolineare l’uso del fummo, sintomo di una libertà e proprietà espressiva propria della nostra lingua ancora non vittima della dittatura della lingua inglese e peggio dello stile dell’inglese contemporaneo, Federico de Roberto ha scritto un altro libro di natura storica “L’Imperio” descrivendo uno dei momenti importanti che ha segnato questo paese: la crisi delle istituzioni parlamentari italiane dei primi del Ventesimo secolo. 
Il “romanzo parlamentare”, grazie all’opera anche del de Roberto, metteva in evidenza la decadenza di quel sistema parlamentare esprimendo sin da allora la profonda delusione per gli esiti del Risorgimento. 

La delusione, la disaffezione per la politica, in questi frangenti ha determinato, e determina sempre e comunque lo sviluppo d’istanze d’ordine che naturalmente vengono per coagularsi, per rigetto, intorno a fenomeni di tipo autoritario. 
E’ chiaro che quest’introduzione è strumentale a porre il tema che voglio affrontare in un contesto ben definito e connesso all’essenza dell’essere di questo Paese e dei suoi cittadini. 

Oggi si parla di “giglio magico”, bene ma il partito toscano esiste sin dalla nascita del Regno d’Italia, per chi volesse approfondire consiglio il libro di Aldo Giannuli: da Gelli a Renzi (passando per Berlusconi). Esistevano altre realtà locali, com’è naturale che fosse se è vero che l’Italia era suddivisa in realtà amministrative eterogenee; ed è consequenziale che nel nuovo ordine unitario avessero cercato di contenere la consequenziale ed ovvia cessione di sovranità e quindi di potere. 

Non mi soffermo oltre per non entrare in parallelismi, per altro evidenti: basta considerare il rapporto di questo Paese con l’Europa amministrativa esito dei trattati da noi sottoscritti. E questo passaggio è importante perché i trattati vengono sottoscritti da uomini e non da essenze imponderabili. E se questi uomini, rappresentanti di governi, sottoscrivono trattati, accordi bilaterali e similaria non sempre lo fanno rispondendo alla primaria esigenza dei cittadini che rappresentano. 
La sovranità però mi interessa perché la nostra vita quotidiana dipende per la maggior parte da quanto di questo bene preziosissimo siamo realmente in possesso. 
“... l'obiettivo basilare degli Stati uniti in Italia è quello di stabilire e conservare condizioni favorevoli alla nostra sicurezza nazionale ... la posizione dell'Italia nel Mediterraneo domina le linee di comunicazione verso il Vicino Oriente e protegge il fianco dei paesi balcanici. Dalle basi situate in Italia è possibile, per la potenza che le controlla, dominare il traffico mediterraneo fra Gibilterra e Suez e rivolgere consistenti forze aeree contro ogni punto dei Balcani o dell'area circostante ...“. 
National security council n. 1/1 del 15 settembre 1947, che sarà approvato il 14 novembre 1947. 

“... non credo che il Patto atlantico possa consentire all'Italia alcuna ipotesi di neutralità in caso di guerra. Questa ipotesi è esclusa perché noi pensiamo che centro della guerra sarebbe, più ancora che l'Europa, il Medio Oriente: e per condurre la guerra in Medio Oriente noi abbiamo bisogno del completo dominio del Mediterraneo, Italia compresa ...”.
Il 1° aprile 1949, il consigliere dell’ambasciata americana a Mosca, Foy Kohler, dichiara all'ambasciatore italiano Manlio Brosio. 


Con Yalta, statunitensi e russi, ospiti gli inglesi, hanno definito le reciproche sfere d’influenza assolutamente indiscutibili assegnando l’Italia alle cure degli inglesi e questo è stato. Gli americani, come visto hanno per il nostro Paese, e si badi comprensibilmente sotto il profilo del loro interesse nazionale, un interesse militare. Gli inglesi no, hanno per il nostro Paese un interesse economico soprattutto legato all’oro nero, e qui va letto il libro di Giovanni Fasanella “Il golpe Inglese”; ma non da oggi sia ben chiaro bensì sin dal 1805 anno nel quale hanno messo piede -militare- in Sicilia. En passant, il vino liquoroso Marsala è il prodotto dell’intuizione del commerciante inglese John Woodhouse, uno dei primi ad approfittare delle opportunità sicule. 

Quest’insieme di luci e relativi coni d’ombra che ho inteso esporre stanno a solleticare una possibile diversa lettura dei meschini fatti contemporanei in quanto esito di quel lungo processo di svuotamento della sovranità nazionale di cui l’Italia oggi paga pegno con la squallida pantomima degli ...sciacalletti... che azzannano il resto di una povera carogna. 

Tre persone avevano un’idea d’Italia che era dissonante rispetto alle volontà esterne: Camillo Benso, Enrico Mattei e Aldo Moro. Si badi bene non parlo di eroi, perché quelli non passano quasi mai alla storia, ma di morti ammazzati che perlomeno hanno tentato di dare a questo Paese un’idea identitaria anche semplicemente di terzietà rispetto a tutti gli altri competitori internazionali. 

Oggi siamo ancora nelle medesime condizioni con la rinnovata, anzi mai venuta meno, importanza strategica della Sicilia e in buona parte della nostra economia. 
Tuttavia, non vedo alcuno pronto ad ergersi a portatore d’istanze nazionali: beh, in fondo di vita ne abbiamo una sola è vero.