giovedì 22 febbraio 2018

Meglio soli che male accompagnati.



Anche quest'anno puntualmente il Parlamento ha ricevuto la consueta Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza realizzata a cura della Presidenza del Consiglio dei ministri per l’anno 2017.

Lo scenario che la relazione propone è affatto incoraggiante ed è disegnato da reali tinte fosche neanche mitigate da un ottimismo di convenienza.

Com’è ovvio i temi trattati sono molteplici e svariati; il primo dato di fatto che mi preme sottolineare attiene alla consapevolezza che il disincaglio della politica estera statunitense da molteplici quadranti geopolitici ha determinato e va determinando importanti mutazioni geopolitiche, ridisegnando un asse d’influenza che da Occidente si sposta sempre di più verso un Oriente ... lontano e vicino rappresentato da attori che si distinguono per gigantismo economico, demografico e/o assertività di postura ...

Altra consapevolezza acquisita concerne l’affermarsi accanto a questi attori, di altri non statuali più che mai in grado di rapportarsi da una posizione di forza a Stati e Governi che spesso superano  per potere e capacità finanziarie.

Quindi il nostro  Paese è  immerso in un ambiente internazionale che presenta  questi enormi turbamenti strutturali di natura geopolitica, con i quali tuttavia bisogna certo fare i conti attrezzandosi con politiche adeguate a contenerne gli effetti negativi.

Sotto il profilo interno, si afferma che la crisi finanziaria è oramai da considerarsi strutturale al pari del fenomeno dell’immigrazione clandestina. 
E anche in questo campo sono evidenti le ricadute negative che queste dinamiche apportano alla stabilità e coesione sociale.

In linea generale, continua la relazione, il mondo che si è affermato nell’ultimo decennio ... è inter- ed iper-connesso, globalmente marcato da una sfiducia generalizzata verso meccanismi ed attori cui veniva in precedenza affidato il compito di mediare e risolvere le situazioni di crisi...

In altre parole: la mondializzazione e globalizzazione del lavoro hanno distrutto quelle forme di mediazione tra il mondo di sotto e quello di sopra, garantite dalle diverse forme di mediazione a livello locale/statale, che, perlomeno nel secolo scorso, avevano garantito il raggiungimento di un equilibrio tra le istanze dei due mondi.

Lezione appresa:
non è affatto vero che le strutture sovranazionali di Unione Europea, ad oggi,  con questa struttura e presupposti, siano in grado di attenuare le ricadute negative delle turbolenze internazionali.
E allora: lo Stato Nazionale, come appare evidente a chi scrive,  può ancora rappresentare l’istanza locale a tutela della popolazione dalla quale trova legittimazione? 

E allora, da quel che capisco per quello che le strutture governative poste a difesa del Paese ci dicono, così proprio non va, non va bene l'approccio a questi problemi che i vari governi susseguitisi negli ultimi anni, direi decenni, hanno sposato.

In sostanza il paese è in balia di un contesto internazionale assolutamente volubile e frammentato in via di ridefizione secondo un modello che non è più atlanticocentrico che si pensa di contrastare affidandosi all'Europa, perchè di questo in sostanza si tratta: affidarsi ad un organismo sovranazionale nell'illusione che mettendosi sotto l'ala di un'entità più grande si sia alsicuro.
Nulla di più sbagliato e compevolmente falso per due motivi:
Primo sono gli etsssi organi informativi a dirci che il mondo li fuori, europa comprasa è un mondi di competizione, economica e politica, che non conosce fratellanze di sorta;
Secondo,imparare a difendersi da soli senza nascondersi dietro la gonnella di mamma ha aiutato sempre a crescere e a non scaricare ad altri le proprie responsabilità.

In conclusione: l'Europa economica non è lo strumento di difesa degli interessi degli europei; al contrario sta depauperando il continente limitando la capacità di reazione ed azione dei singoli Stati nazionali alle turbolenze del pianeta.

L'Italia ha ancora le carte in regola per riappropriarsi di un ruolo centrale scorporato da meccanismi escluviamente d'interesse privatistico a patto che il suo corpo vivo, la popolazione prenda consapevolezza dell'inganno a cui è stata indotta: insieme (Europa) potremo contrastare meglio i problemi della contingenza storica: falso, ora ce lo dicono persino i nostri servizi d'informazione, basta leggere quello che scrivono. 



mercoledì 21 febbraio 2018

Mafiamasonry: is the deviant Nigerian masonry is pushing the organized crime?

There seems to be strong links between the Ogbony Society and the reformed Brotherhood Ogboni with the Rotary Club, Freemasonry and the Rosicrucian Brotherhood

An ethnic Freemasonry emerges in Nigeria, in which we can frame the Reformed Ogboni Fraternity (Rof), which declares itself in rupture with "fetishism" and claims to promote morality, discipline and the search for truth.

The symbol of the confraternity is an isosceles triangle without a base and with two stylized eyes at the ends enclosed in a circle with the inscription "See how beautiful and pleasant it is for the brothers to dwell together in unity". The ROF is probably the most dangerous brotherhood and manages the adepts with a rigid discipline of bloody retaliations supported by magical powers.

The symbol of the confraternity is an isosceles triangle without a base and with two stylized eyes at the ends enclosed in a circle with the inscription  “Behold, how good and pleasant it is for brethren to dwell together in unity”. The ROF is probably the most dangerous brotherhood and manages the adepts with a rigid discipline of bloody retaliations supported by magical powers

The criminal profile of the followers of this fraternity makes the management of organized crime a priority for the ROF, through national leaders in close contact with counterparts in London, where the association would have reached the 'maximum power abroad.

Lesson learned:
Criminal organizations of the mafia type, wherever they emerge, always respond to higher interests that allow their perpetuation over time, generating in them the character of resilience.
It is evident the comparison between our historical mafias, 'ndrangheta and Cosa Nostra siciliana, with the Nigerian ones: same historical matrix, same modus operandi, identical forma mentis.

Unfortunately we have to register the umpteenth problem of a criminal matrix, of which surely nobody felt the need.

martedì 20 febbraio 2018

Massomafia nigeriana? Non ne sentivamo il bisogno.


Proseguendo nell'analisi del fenomeno mafioso di origine nigeriana in Italia un elemento tutt'altro che trascurabile attiene alla cointeressenza che lega le propaggini internazionali delle organizzazioni criminali nigeriane con una struttura di origini massoniche, la "Reformed Ogboni Fratemity" (ROF).

Per sfruttare le comunità di connazionali nel nostro Paese le associazioni criminali nigeriane portano avanti nel contempo istanze culturali, attraverso ad esempio le chiese pentecostali diffuse sull'intero territorio nazionale, e illecite per gestire il narcotraffico, lo sfruttamento della prostituzione, la tratta di esseri umani e il lavoro nero.

Come dicevamo una delle fratellanze con una spiccata matrice massonica, dominanti ora in Nigeria, radicatasi anche in Italia, per come ci dicono gli atti giudiziari, così come nel resto del mondo ove siano presenti colonie di nigeriani,  è la "Reformed Ogboni Fratemity" (ROF), di etnia Yoruba, fondata nel 1914  a Obun-Eko, nel Lagos. La ROF è ufficialmente registrata in Nigeria come società di mutuo soccorso.

Per meglio intenderci facciamo un po’ di storia. La Società Ogboni risale alla fine 19° secolo ed è stata concepita dai suoi fondatori, ossia dall’ “Assemblea degli Anziani” Youruba (di fede cristiana), come una congregazione segreta basata sul culto della cosmologia tradizionale, che svolgeva funzioni religiose, politiche e giudiziarie, parrebbe la Ogboni Society fosse la più Alta Corte dello Stato di Yoruba, con il potere di giudicare gli individui potenti, i quali erano esenti dall’obbedienza nei confronti del sistema giudiziario ordinario, tanto è vero che aveva anche il potere di rimuovere il Re qualora lo ritenesse necessario.

Gli Ogboni si consideravano gli intermediari privilegiati tra i vivi e gli antenati e veneravano la Madre Terra; i Sacerdoti della Ogboni Society erano spesso chiamati a consultare l’Oracolo ed erano considerati custodi e protettori degli Oracoli e delle Leggi Divine.

A partire dall’epoca coloniale la Ogboni Society perse molto del suo potere e per difendere i propri interessi iniziò un processo di autoreferenzialità, attraverso il ricatto, l’intimidazione e l’omicidio. 

Sembrano esserci forti legami tra la Ogbony Society e la riformata Fratellanza Ogboni con il Rotary Club, la Massoneria e la Confraternita dei Rosacroce. 

Attualmente in Nigeria si assiste all’emergere di una massoneria etnica, nella quale possiamo inquadrare la Reformed Ogboni Fraternity (Rof), che si dichiara in rottura con il “feticismo” e afferma di promuovere la moralità, la disciplina e la ricerca della verità.

Il simbolo della confraternita è un triangolo isoscele privo di base e con due occhi stilizzati alle estremità racchiuso in un cerchio con la scritta “Guarda com’è bello e piacevole per i fratelli dimorare insieme in unità”. La ROF è, probabilmente,la fratellanza più pericolosa e gestisce gli adepti con una rigida disciplinafatta di cruente rappresaglie supportate da  poteri magici.

Il profilo criminale degli epigoni di questa fratellanza  fa ritenere prioritaria per la ROF la gestione del crimine organizzato attraverso i leader nazionali in stretto contatto con omologhi a Londra, ove l’associazione avrebbe raggiunto la ''massima potenza all'estero.

Lezione appresa:
Le organizzazioni criminali di tipo mafioso, ovunque esse emergano, rispondono sempre e comunque ad interessi superiori che ne consentono il perpetuarsi nel tempo, generando in esse il carattere di resilienza.
Fin troppo evidente appare il paragone tra le nostre mafie storiche, 'ndrangheta e Cosa Nostra siciliana, con quelle nigeriane: stessa matrice storica, medesimo modus operandi, identica forma mentis.
Dobbiamo purtroppo registrare l'ennesimo probelma di matrice criminale del quale sicuramente nessuno avvertiva il bisogno.   

domenica 18 febbraio 2018

The newest British crusade against its phantoms.

Last December the United Kingdom of Great Britain intervened by spending millions of pounds to support an anti-slavery campaign promoted by the Nigerian government in an attempt to curb, the Nigerian government, the exodus, and the British, entry into its territory, upright African human tide coming in particular, but not only from Nigeria.

The intention of the Nigerian government, National Agency for the Prohibition of Trafficking in Persons (NAPTIP), would be to curb the exodus from the countryside of the south of the country, using sterling to create jobs, to induce local clergy to press on communities, to create awareness about the ineffectiveness of the various magical rites, especially Juju, which act as psychological constraints to induce girls to leave and thus occupy the margins of the streets of many European cities.

This is what Reuters tells us, reporting the data provided by the World Organization for Migration, obviously indicating Italy as the open door to this exodus through which thousands of emigrants arrive in Europe.

So we have a social policy on the one hand and a spiritual campaign against witchcraft on the other.

It must be said that the creators and supporters of the project rely heavily on the help of potential repentants, ready to unveil the modus operandi and the structures involved in these trades.

Well, commendable attempt: maybe a little late.

After a few centuries of colonial history it would have been possible to wake up a little earlier, which would have helped to not get to the point of being forced to hope for the betrayal of some criminal; but here we Italians can not speak of pure souls.

It seems to me euphemistic that the various Pentecostal confessions and religious parishes, present massively in the south of Nigeria, the architects of those campaigns of satanic ritual psychological terror that for decades have contributed to increase the insecurity of a society mostly tribal and anchored to nature and his arcana, give up an obvious form of power over simple people.

In essence, policies of this type, with a lot of media rebels, seem to me a centrifuge for heavy heads with a dirty conscience.


Lesson learned: there is a theme that is now a problem represented by the Nigerian diaspora in the world, and for what concerns us more closely, in Europe and in our country; this is also globalization or globalization you do, including the Nigerian mafia.

sabato 17 febbraio 2018

E l’Inghilterra andò alle crociate, o meglio finanziò la crociata.



Lo scorso dicembre il Regno Unito di Gran Bretagna è sceso in campo a suon di milioni di sterline per supportare una campagna anti schiavitù promossa dal governo nigeriano nel tentativo di frenare l’esodo, loro, l’ingresso nel proprio territorio gli altri, della montante marea umana africana proveniente in particolare, ma non solo dalla Nigeria.

L’intenzione del governo nigeriano National Agency for the Prohibition of Trafficking in Persons (NAPTIP),  sarebbe di frenare l’esodo dalle campagne del sud del Paese impiegando le sterline per creare posti di lavoro, per indurre il clero locale a fare pressione sulle comunità per creare la consapevolezza circa l’inefficacia dei vari riti magici, soprattutto Juju, che fungono da vincolo psicologico per indurre le ragazze ad espatriare e quindi occupare i margini delle strade di molte citta d’Europa.

Tanto ci fa sapere la Reuters che riporta i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni indicando ovviamente l’Italia quale porta aperta di questo esodo attraverso la quale giungono in Europa migliaia di emigranti.

Quindi abbiamo da una lato una politica di natura sociale e dall’altra una campagna diciamo spirituale contro la stregoneria.

Va detto che gli ideatori e sostenitori del progetto puntano molto sull’aiuto di potenziali pentiti eventualmente pronti a svelare i modus operandi e le strutture coinvolte in questi traffici.

Bene, encomiabile tentativo: forse un tantino tardivo.

Con qualche secolo di storia coloniale alle spalle magari svegliarsi un po prima avrebbe aiutato a non arrivare al punto tale dall’essere costretti a sperare nella delazione del criminale di turno; ma qui anche noi non è che possiamo proprio parlare da anime candide.

Ancora mi sembra eufemistico che le varie confessioni pentecostali e para religiose, presenti massicciamente nel sud della Nigeria, artefici prime di quelle campagne di terrore psicologico rituale satanico che per decenni hanno contribuito ad accrescere l’insicurezza di una società perlopiù tribale e ovviamente, nel senso profondo del termine, ancorata alla natura e ad i suoi arcana, rinuncino ad una evidente forma di potere sulla gente semplice.

In sostanza, politiche di questo tipo, con tanto di rimbombo mediatico, mi sanno tanto di centrifuga per capi pesanti dalla coscienza sporca.


Lezione appresa: esiste un tema che è ormai un problema rappresentato dalla diaspora nigeriana nel mondo e per quanto più da presso ci riguarda in Europa e nel nostro Paese: anche questa è mondializzazione o globalizzazione fate voi, mafia nigeriana compresa.

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